25. Valencia Career Mode – The End

E’ il momento più cruciale della stagione. Un momento da dentro o fuori, qualcosa di decisivo per le sorti del Valencia CF e non solo. A così pochi attimi dal traguardo, anzi, dai traguardi, non vi è permesso nessun passo falso, nessun ripensamento, nessuna paura. La gloria potrebbe essere lì, pronta ad aspettare, con le mani protese in attesa del tuo arrivo. Ma tu, per contro, devi essere pronto ad accoglierla, ad accettarla, a guadagnartela con il sudore ed il sacrificio. Queste sono state le armi fondamentali della squadra di Fabio Nuno in questa stagione, che hanno permesso ai ragazzi di raggiungere risultati quasi insperati, seppur non si possano negare i momenti di appannamento inevitabili durante l’arco dell’anno. Ora non bisogna mollare, non bisogna arrendersi. Perchè nulla è stato scritto ancora. Il Valencia è lassù in campionato, primo con 79 punti, ben otto in più rispetto al Real Madrid secondo classificato. Sei sono le partite che rimangono alla chiusura della Liga, ma di queste sei le prossime saranno essenziali nel decidere le sorti del club: i match contro Atheltic Bilbao in casa, Barcellona in trasferta, e Siviglia al Mestalla avranno un peso enorme sull’andamento della competizione. In Europa League invece, dopo aver eliminato il Tottenham, i pipistrelli se la devono vedere con la Russia intera: in lizza per il titolo di campione d’Europa vi sono infatti Zenit San Pietroburgo, CSKA Mosca, Spartak Mosca. E’ proprio quest’ultima la compagine che i Che affronteranno in semifinale ma, nonostante la levatura non eccelsa dell’avversario, vietato cantare vittoria prima ancora dell’inizio delle ostilità.

E’ il 9 aprile, tempo di Valencia – Athletic. Nuno negli spogliatoi va da ogni singolo giocatore. Li guarda negli occhi, intensamente. Sapete cosa dovete fare. In questi match di fine campionato, giocati rigorosamente di pomeriggio, l’atmosfera è ancora più ideale. Il clima, i cori sugli spalti, la brezza leggera, tutto ciò rende perfetto il contorno di una partita di calcio, chiamata così in termini abbastanza riduttivi. Il direttore di gara decreta l’inizio dell’incontro, e dal fischio in poi il Mestalla è un’assoluta bolgia. Ogni passaggio, ogni contrasto, persino ogni errore è accompagnato da applausi e cori di incoraggiamento. Ed i ragazzi in campo, per contro, regalano ai propri tifosi tutto ciò che essi chiedono: una prestazione determinata, caparbia, orgogliosa. Dominante. Eppure si dovrà aspettare la ripresa per veder gonfiarsi una rete: è quella del Bilbao, trafitta da una stoccata di Gregory Sertic dal limite, al suo primo (e fondamentale) gol stagionale. Questo basta per far esplodere ancora di più lo stadio, prima che Borini, all’86’, chiuda le danze, non lasciando nessuna possibilità di replica ai baschi. In realtà lo spavento finale c’è eccome, grazie alla rete allo scadere di Iturraspe. Ma non c’è più tempo: il Valencia vince la prima delle otto finali, con il punteggio di 2-1. I ragazzi hanno fatto il proprio dovere.

Il Real Madrid, tanto per cambiare, ha vinto. Valencia 82, Real 74, Barça 69, al 33esimo turno di Liga. Proprio i blaugrana, appena una settimana dopo, sono gli avversari dei pipistrelli. Uno degli ultimi scogli da sormontare per avvicinarsi di più al sogno. Ormai è scontato ripetere di quanto il pubblico del Camp Nou odi questo Valencia, capace di spodestare i propri idoli dal trono di Campioni di Spagna dell’anno prima, ed in genere come leader indiscussi in terra iberica strettamente e solamente in competizione con i Blancos del Bernabeu. Ma ci dovranno fare l’abitudine, a quanto pare, visti i recenti precedenti e visto il gol di Paco Alcacer già dopo 4 minuti di gioco della sfida attuale. Il Valencia gioca con la sicurezza di chi sa di potersela giocare alla pari, di chi sa addirittura di essere più forte dell’avversario. Il Barcellona è la fotocopia ingiallita del team che era nell’era Guardiola, ma in genere non ha mordente, non ha orgoglio. Si affida ai singoli, loro sì eccezionali, ed alle loro giocate. Come a quella di Mario Gotze, al 72′, a freddare Asenjo per l’1-1 finale. Nuno impreca in panchina al triplice fischio finale. Un ottimo punto conquistato, che non intacca minimamente il primato in classifica. Ma vuoi mettere vincere al Camp Nou davanti ai campioni uscenti? …

Manca ancora il Siviglia, prima di affrontare lo Spartak di Mosca in Europa League. Nel frattempo il distacco con il Real in campionato si è ridotto a 6 punti, con quattro partite alla fine della Liga. I malati di calcoli potrebbero addirittura pensare di festeggiare il titolo già contro gli andalusi, posto che il Valencia vinca ed il Real perda, ed a fronte di una differenza reti maggiore da parte dei pipistrelli. Sofismi. Il Valencia necessita di concretezza, proprio quella che in tutti questi anni di insuccessi è mancata. Proprio quella che sgretola il Siviglia, frantumandolo in mille pezzi, offrendo una prestazione impeccabile. 4-1, con reti di Borini, Paco, Feghouli, Ayew. Quattro gol, e tre punti che fanno volare il Valencia a quota 86 punti, ripristinando la distanza di otto punti dal Real, a meno tre giornate dalla fine. Tutto perfetto, tutto ottimo. Se non fosse per quella maledetta distorsione alla caviglia subita da Dani Parejo: 3 settimane di stop per lui, per il capitano che merita di alzare quel trofeo, giocando gli ultimi match, trascinando la squadra al successo. Il bollettino medico è impietoso. Stagione finita per lui, almeno in Liga. C’è la possibilità però, in caso di passaggio in finale di Europa League da parte dei Che, che Dani ritorni sin dal primo minuto, con la sua fascia stretta intorno al braccio. Raggiungeremo la finale per te, Dani, si promette Fabio Nuno, e la vinceremo.

Liga, DAY 35

Liga, DAY 35

Matematicamente il Valencia non è ancora campione di Spagna. Potrebbe essere sufficiente un punto nella partita seguente, contro il Levante, ma l’intera posta in palio spazzerebbe via ogni dubbio. Il destino vuole però che, prima del fatidico match contro i rossoblu, ci si addentri nell’Europa League, nelle semifinali contro lo Spartak a distanza di cinque giorni l’una dall’altra. La partita di andata si gioca in terra russa, nella gelida (seppur sia fine aprile) Mosca. Senza Dani, la fascia va di diritto a Gregory Sertic, dimostratosi leader carismatico dentro e fuori dal campo: il talento non è lo stesso, ma il croato sa farsi ugualmente rispettare dentro lo spogliatoio. I primi minuti sono quelli peggiori per gli spagnoli, in difficoltà su questo tipo di terreni e di condizioni climatiche. Tuttavia, il bagaglio tecnico nettamente a favore della squadra di Fabio Nuno cambia presto le carte in tavola ed i pipistrelli, nonostante una partita non propriamente entusiasmante, sono cinici ed implacabili sotto porta. Prima Feghouli (71′) e poi Lacazette (90′) fissano il punteggio sul 2-0, dando al Valencia un incredibile vantaggio in vista del ritorno. Ritorno che difatti è tutto in discesa: al Mestalla segna ancora Alex, al 25′, raddoppia Paco al 54′, autogol sfortunato di Rubèn Vezo al 64′, e golazo di Dennis Aogo all’88’: 3-1, Valencia in finale di Europa League. Alla conclusione del match vi sono poche celebrazioni. Il pubblico è in delirio, certo, ma è Nuno stesso che ha voluto mantenere la calma. Non è stato ancora vinto nulla, e non c’è delusione più forte che arrivare in finale e vedersi poi sfumare quel sogno cullato da chissà quanto tempo, proprio davanti ai propri occhi. Ciò non toglie che i ragazzi stiano facendo qualcosa di sensazionale, e Nuno lo sa, eccome. Lo Zenit è la squadra con cui, al Parc des Princes, ci si darà battaglia per l’ambito trofeo, dopo che l’undici di Villa Boas ha sconfitto i connazionali del CSKA con un complessivo 4-1. Andiamo a prenderci la coppa.

Si vola in finale!

Si vola in finale!

30 aprile 2017. La citta è Valencia, lo stadio è il Ciutat de Valencia. Ebbene sì, perchè i pipistrelli potrebbero festeggiare il titolo spagnolo proprio in un derby, contro la formazione del Levante. Con i padroni di casa ben intenzionati a rovinare la festa ai loro vicini. Nuno carica la squadra negli spogliatoi, in cui ha voluto ogni singolo membro dello staff, ed ovviamente non poteva mancare il grande assente in campo, capitan Parejo. Negli spogliatoi, il silenzio più assoluto. Come nella famosa scena del film The Damned United, in cui l’attore Michael Sheen, che interpreta il leggendario Brian Clough, passeggia tranquillo tra i suoi ragazzi, nello spogliatoio, in attesa del match del suo Derby County contro l’odiato Leeds United del rivale Don Reevie. Allo stesso modo, Nuno pensa che le parole, in questo contesto, siano puramente superflue. Ognuno sa qual è il suo compito, ognuno sa cosa deve fare in campo, ognuno sa di dover agire nell’interesse della squadra. Questo è un traguardo che non solo i ragazzi si meritano, ma soprattutto i tifosi, la vera anima del club. Non Nuno, non Parejo, non Alcacer: l’autore di tutto ciò che si sta per fare, e soprattutto che si è fatto, sono loro, i fan. L’arbitro chiama le squadre nel tunnel. Nuno chiama a raccolta i ragazzi, lanciando un urlo liberatorio che vuole essere un misto di grinta, speranza, arroganza. Le loro facce sono tese, pallide. Oggi tutta la Spagna li sta guardando. Oggi hanno le telecamere che non li mollano un attimo. A riprendere ogni smorfia, ogni battito di ciglia, ogni emozione. Anche questo è ciò che devono sopportare, oggi. Fischio di inizio, e via. Brutto, pessimo, scandaloso inizio: tempo 8 minuti, ed il Levante è in vantaggio con Roger. Totalmente apatici. Nuno, preoccupato, dalla panchina urla loro di stare calmi, di giocare come sanno. Evidentemente non c’è manco bisogno di dirlo, dato che il gol subito è stata una sveglia a dir poco brusca per l’undici valencianista. Eccoli, i suoi ragazzi. Eccolo quell’atteggiamento combattivo, fiducioso nei propri mezzi, orgoglioso della propria appartenenza. Eccoli, gli stessi giocatori che hanno dominato in lungo ed in largo il campionato, oscurando gente come Iniesta, Pogba, Neymar, Ronaldo, Bale, tanto per fare qualche nome. Si potrebbe continuare all’infinito, ma a rispondere sono semplicemente i fatti. Fatti che raccontano di un Valencia che prima segna con Alcacer, poi con Piatti, con Lacazette, ancora con Lacazette, ancora con Alcacer. Fatti che riportano una sensazionale vittoria per 5-1 dei Che in trasferta contro il Levante. Fatti che dicono che, dopo anni di sacrifici, di delusioni, di umiliazioni, finalmente si intraveda una luce. Finalmente si può dire e voi, Barcellona e Real Madrid, dovete temere ciò che è accaduto oggi. Dovete temere questa incredibile squadra che, con una guida stabile e caparbia, è stata capace di andare ben oltre alle aspettative. In un progetto che prevedeva l’acquisizione di un trofeo entro cinque anni dalla rifondazione, si sono bruciate le tappe. Perchè ora sì, possiamo finalmente dirlo. Lo diciamo. Il Valencia Club de Fùtbol ha vinto la Liga 2016/17, il Valencia Club de Fùtbol è Campione di Spagna per la settima volta nella sua storia. Perchè ora le ultime due partite, concluse con la vittoria per 4-0 contro il Rayo Vallecano (Paco, Fabio, Fabio, Alex) ed il pareggio contro il Getafe (Leitner, Pedro Lèon), sono ormai ininfluenti. Le strade di Valencia si riempiono di carri, bandiere, trombette, alcol. La giusta ricompensa a tutto ciò che ha dovuto patire questa gente, a tutto il dolore nel vedere una squadra che negli ultimi dieci anni non ha meritato tutto questo supporto, e che ora, grazie a questi traguardi, può finalmente riprendersi il proprio pubblico. Nuno trattiene le lacrime. In campo abbraccia i giocatori, uno ad uno, i quali neanche loro credono all’impresa. Quasi irreale. Ma meritata dalla testa ai piedi. Complimenti a questi ragazzi, che hanno lavorato duramente ogni giorno, in ogni sessione di allenamento. Che hanno saputo reggere la pressione dei media. Che hanno sopportato Fabio Nuno, un vero rompicoglioni, ma che aveva profondamente a cuore le sorti di questo club. Junts Tornem, ed insieme siamo tornati, finalmente. Amunt Valencia!

Liga, The Final Day

Liga, The Final Day

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Ma c’è ancora qualcosa lasciato in sospeso, qualcosa che andrebbe completato. Qualcosa che potrebbe elevare ancora di più la grande stagione del Valencia e di Nuno, come un trofeo internazionale. Come l’Europa League. Al Parc Des Princes, lo stadio del PSG, va in scena Valencia – Zenit San Pietroburgo. Sembra di rivedere le stesse scene del pre-match contro il Levante: silenzio meditativo, urlo di incoraggiamento, facce tese. D’altronde questa è una partita secca, e non vi può essere il benchè minimo margine di errore. E’ tornato Daniel Parejo, e questa è un’ottima notizia, tanto per iniziare. Queste le formazioni: Asenjo, De Sciglio, Mustafi, Otamendi, Gayà, Sertic, Parejo, Feghouli, Piatti, Lacazette, Alcacer; a disposizione Barragàn, Victor Ruiz, Leitner, Andrè Gomes, Cartabia, Borini, Ayew. I russi si presentano con Lodygin, Smolnikov, Luis Neto, Garay, Ansaldi, Mogilevets, Witsel, Hulk, Danny, Shatov, Rondòn; in panchina Dordevic, Criscito, Javi Garcia, Fayzulin, Khodzhaniyazov, Baburin, Gasilin. Il match inizia in sordina per entrambe le compagini, più prese dalla paura di non prendere gol che altro. La fase di studio dura poco però, quando Lodygin già dal 5′ viene chiamato in causa per intercettare la conclusione di Paco. Ma è al 16′ che nulla può: quando Gayà decide di accentrarsi, non c’è santo che tenga. Il terzino parte dalla sua fascia sinistra, brucia i suoi marcatori fino al centro, appena poco fuori area, dove lascia partire un tiro basso ed angolato. Che si infila esattamente alla sinistra del portiere. E’ il gol dell’1-0, è il gol con cui il Valencia ha sbloccato la partita, con cui ha mandato un chiaro messaggio agli avversari. Così come quello di dieci minuti dopo, un’assoluta magia da parte di Parejo, che aveva voglia di far stropicciare gli occhi al pubblico europeo: gli arriva una palla sporca, alta, probabilmente deviata; il passaggio è comunque di Paco Alcacer, che lo ha visto effetturare un’incursione verso il centro dell’area. C’è il buco lasciato dai due centrali di difesa, e Dani ne approfitta lanciandosi a capofitto verso il dischetto. Garay si accorge dell’intenzione, ma ormai è troppo tardi. Parejo addomestica la sfera sul petto e, prima che tocchi terra, anticipando l’uscita del portiere, le fa descrivere un pallonetto delizioso, che lascia immobile Lodygin e tutta la difesa. Ma sei umano, Dani? Il Valencia si porta così sul 2-0, incanalando la gara sempre più nella propria direzione. Al 31′ Rondòn però accorcia le distanze e, non prima che Parejo prenda un clamoroso legno da fuori area, si conclude il primo tempo. Prima frazione di gioco che racconta di un 57% di possesso palla valencianista, con sei occasioni da gol contro un’unica dei russi. Il secondo tempo si apre in maniera drastica. Forse troppo sicuri di sè stessi, i ragazzi concedono il 2-2 a Shatov, dieci minuti dopo l’inizio della ripresa. Non si può mandare tutto all’aria in questo modo. Fortunatamente, se ti serve un gol, Paco c’è: passano neanche cinque minuti, e lo spagnolo riporta avanti i valencianisti, che hanno ripreso a dettare il gioco. Nelle file dello Zenit entra Javi Garcia, che prima con una conclusione dal limite appena fuori, e poi con il gol del 3-3 all’80’, dà più di qualche fastidio alla difesa di Nuno. Sono attimi concitati. Nessuna delle due squadre vuole andare ai supplementari, nonostante siano esauste e necessitino di una sosta. Poi, arriva Feghouli. L’algerino, una belva, sceglie bene i gol da fare. Pochi, ma essenziali. Come quello, ormai alla sua maniera, accentrandosi dalla destra e piazzando il tiro nel palo lontano, che permette al Valencia di tornare in vantaggio quando è ormai l’87’: è 4-3! La squadra non può cedere proprio adesso, deve stringere i denti. L’ultimo atto, gli ultimi tre minuti di gioco più recupero. Un tempo che pare non finire mai. Poi, il fischio. La liberazione. Gente che entra in campo, ad abbracciare i propri idoli. Il Valencia, fresco Campione di Spagna, ed ora anche vincitore dell’Europa League. I giocatori crollano, esausti di felicità, non si reggono quasi più nelle gambe. Una stagione logorante, chiusa con due trofei, chiusa con gli stessi risultati di Benitez nel 2004. E’ un’altra festa dalle parti del Mestalla e nella città di Valencia. E’ il sorgere di un nuovo Sole, più splendente dei precedenti. Un Sole che si chiama vittoria, si chiama orgoglio, si chiama speranza. E ora vai Daniel, alza quella Coppa in cielo, alzala, e mostra a tutti che il Valencia è tornato, che è tornato insieme alla sua gente. Come sempre, e per sempre, amunt Valencia!

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Questa, ve lo comunico a malincuore, è la fine dell’avventura valencianista. Sì, purtroppo per mancanza di tempo non riesco più a portare avanti l’impegno di aggiornare questo blog, nonostante la mia intenzione di continuare comunque la mia carriera con il Valencia in privato. E’ stata per me un’esperienza insolita ed inedita, non avevo mai provato nulla del genere prima e diciamo che sono abbastanza contento di come sia andato questa sorta di esperimento: giocando mi sono innamorato della squadra stessa, ma non solo. Guardando le partite in tv di questo Valencia, stagione 2014/2015, mi sento davvero di aver scoperto un nuovo team oltre al mio amato Arsenal. Un amore quasi improvviso, che (questo non lo si saprà mai se non tra un anno) potrebbe farmi optare di vivere lì per quei 6 mesetti, grazie all’Erasmus post-laurea. Chi lo sa? E’ un legame strano, ma pur sempre un legame. Vado avanti a passioni calcistiche. Tornando a noi, al di là delle banalità, vi devo ringraziare di tutto. Del vostro continuo supporto, dei vostri consigli, dei vostri complimenti. Grazie a Julian, Edo, Radu, e a tutti gli altri. Grazie alla mia dolce metà Ilaria, quella santa ragazza, che deve sopportare le mie smanie di calciofilo da videogiochi. Insomma, per farla breve, grazie di tutto. Scusate per il poco materiale come foto, video, ecc, e soprattutto per la scarsa qualità del prodotto. Spero alla fine di essere in minima parte riuscito nel mio intento: quello di viaggiare con la fantasia, appassionarvi, invogliarvi a pensare delle innocue carriere a FIFA come qualcosa di più intellettuale, che vada al di là del puro vincere, dell’overall fine a se stesso, dei soliti giocatori da comprare per assemblare la solita squadra. Personalizzate la vostra carriera e rendetela speciale, basta poco. Non mi dilungo oltre che poi divento noioso, e c’ho pure sonno. Ancora grazie per aver condiviso con me questo percorso. Ciao a tutti!

24. Valencia Career Mode – Something Special

Il Napoli. Il Napoli è la squadra con cui il Valencia si batterà negli ottavi di finale di Europa League. La notizia arriva immediatamente prima del match di campionato contro il Real Saragozza, del 25 febbraio: prima di affrontare i partenopei, è necessario superare lo scoglio delle tre partite di campionato. La necessità è quella di trovare una strategia per disputare ogni incontro al massimo, che sia di Liga o di EL: il turnover è una componente fondamentale a cui Fabio Nuno deve assolutamente ricorrere in questi casi, non snaturando e stravolgendo la formazione titolare. La regola è più che mai sempre la stessa, ovvero gioca chi è in forma. Il calendario fitto di impegni impone alla squadra il dovere di mantenere l’attenzione sempre al massimo, e per far ciò è richiesta la collaborazione di tutti i membri del club, non soltanto giocatori. Contro il Saragozza, in un soleggiato pomeriggio al Mestalla, il Valencia fa la partita, non riuscendo tuttavia a trovare la via del gol. Gol che verrà invece realizzato dagli ospiti, che al 42′ si portano in vantaggio grazie ad Alvaro Tierno. La reazione dei pipistrelli è pressochè immediata, con capitan Dani Parejo che sigla la rete del pari grazie ad una respinta sulla conclusione di Paco. Si chiude il primo tempo, si riapre il secondo, e Alcacer dimostra ancora una volta le sue abilità di rapace d’area di rigore: al 50′ è 2-1, punteggio che avrebbe potuto dilagare in favore dei padroni di casa ma che alla fine non cambia. Altri tre importantissimi punti in classifica che, grazie al pareggio del Real Madrid, portano i valencianisti a più 8 dai Blancos, verso quel sogno proibito e desiderato ormai da più di una decade. Marzo si apre con la trasferta contro il Real Betis e, nonostante la partita di assoluto sacrificio dei biancoverdi (ormai ogni team che il Valencia incontra gioca la partita della vita, testimonianza del fatto che la capolista sia rispettata e temuta da tutti), i Che riescono anche qui a conquistare l’intera posta in palio: un 2-1 prezioso, ottenuto grazie ad una doppieta del solito, implacabile, Paco. Neanche una settimana dopo, è l’Espanyol che arriva al Mestalla: qui va in scena il completo massacro della seconda squadra di Barcellona, colpita per ben 4 volte dalle marcature di Parejo (rigore), Lacazette, Ayew, Borini. Ma l’assoluto protagonista è Sofiane Feghouli, autore di ben tre assist. Non ha mai avuto grande affinità per il gol, ma il suo rapporto con gli assist è eccezionale. Come se non bastasse, l’atletismo dell’algerino lo rende come uno dei componenti più temibili contro cui giocare: corre, pressa, contrasta, fa addirittura la diagonale difensiva. Non è un ala, non è un semplice esterno, è praticamente un tornante. L’erba fatica a crescere lungo la fascia di sua pertinenza. Può cambiare la partita da un momento all’altro, che sia grazie ad un dribbling, ad un percussione in area, ad un inserimento. E tutto ciò, assemblato al sistema di gioco valencianista, non può non essere uno dei punti di forza della formazione di Nuno.

Liga, DAY 29

Liga, DAY 29

Si giunge finalmente al grande giorno della sfida europea contro il Napoli. Ma, più che contro il Napoli, contro un pezzo di storia valencianista: Rafa Benitez, colui che dal suo arrivo al Mestalla nel 2001 riuscì a conquistare due campionati spagnoli (nel 2002, mettendo fine ad un digiuno di trentun anni, e nel 2004) ed una Coppa UEFA (sempre nel 2004, vinta 2-0 ai danni del Marsiglia). La squadra in quei tempi era composta da mostri sacri quali Santiago Canizares, Roberto Ayala, Rubèn Baraja, David Albelda, Vicente, Pablo “el payaso” Aimar (altresì detto “el mago”, per ricordare tutta quella stirpe di giocatori additati come possibili eredi di Diego Armando Maradona, che non ne hanno saputo replicare le gesta per svariati fattori): a risentirli, fanno venire la pelle d’oca ai romantici come me. Ma il passato, per quanto dolce sia, è qualcosa che non verrà ripetuto: il contesto, la situazione, i protagonisti non possono essere quelli dei primi anni duemila. Ma ai tifosi piace pensare che con Fabio Nuno si possa tornare a rivivere quei momenti di gloria, dopo anni di delusioni e di buio completo. Ed il Napoli è solo un’altra squadra contro cui rivendicare la propria volontà di tornare grandi. I partenopei giocano con Rafael, Maggio, Koulibaly, Raul Albiol (ex), Ghoulam, David Lopez, Jorginho, Hamsik, Mertens, Insigne, Bony; il Valencia si presenta con la solita e collaudata formazione (Piatti è ancora out, al suo posto Cartabia). La filosofia delle due compagini è simile, e finiscono spesso per annullarsi a vicenda: il calcio veloce, spregiudicato, frizzante di attacco non viene supportato da difese altrettanto efficienti. Tutto questo va a favore dello spettacolo. Al 25′ è Mertens che porta in vantaggio i suoi, salvo poi venire raggiunto dalla rete di Lacazette un quarto d’ora dopo. Si chiude il primo tempo, ma all’inizio del secondo vi sono subito i fuochi d’artificio, con il belga del Napoli che raddoppia al 48′. Passano una decina di minuti, e ci pensa Alcacer a risistemare le cose.  Al 60′ la strapotenza fisica di Bony gli permette di vincere il duello aereo con Otamendi, spedendo la palla in fondo alla rete. Ancora una volta il Valencia si trova a dover inseguire, ma quando hai in campo Paco Alcacer non puoi temere nulla: è lo spagnolo che fissa il punteggio finale sul 3-3, in una partita egregia di entrambe le squadre. Il tre pari è però un risultato assai pericoloso in vista del passaggio del turno, con il Napoli che ha il vantaggio di aver segnato addirittura un tris di reti fuori casa: probabilmente è uno dei risultati peggiori che il Valencia avesse potuto ottenere, nonostante una gara giocata ad alta intensità. Così, superato il Granada in trasferta per 1-0 grazie alla marcatura di Lacazette nell’inframezzo dei due incontri europei, il ritorno degli ottavi di Europa League può essere amaro per i ragazzi di Nuno. Se non altro per l’effetto San Paolo, il simbolo, l’emblema della passione napoletana. Le formazioni sono pressochè identiche a quelle dell’andata. Ma, inaspettatamente, sono gli spagnoli a fare la partita. Il Napoli è trascinato dalla spinta del pubblico, ma è il Valencia ad avere le occasioni migliori. Per un tempo, il risultato rimane a reti bianche. Ma, pronti via per l’inizio del secondo, Lacazette al 46′ batte Rafael. E’ 1-0, che si tramuta in 2-0 al 60′, quando Alcacer decide che vuole segnare uno dei suoi gol sensazionali, con conclusione a giro sul palo lontano. I partenopei non ne hanno più. Tentano l’arrembaggio finale, riuscendo a segnare al 90′ grazie a Bony. Spaventano quel tanto che basta i pipistrelli, che tuttavia riescono a gestire il pallone nell’ultimo minuto di recupero e si portano a casa una meritata ed importantissima qualificazione ai quarti di finale. Vamos Valencia!

Paco Alcacer, festeggiato dai compagni

Paco Alcacer, festeggiato dai compagni

In attesa dei sorteggi di Nyon, ci si rituffa nel campionato. Mancano 8 gare, 8 gare che dividono il Valencia dal sogno. Da affrontare vi sono ancora Villareal, Celta Vigo, Atheltic Bilbao, Barcellona, Siviglia, Levante, Rayo Vallecano, e Getafe. Si inizia dal sottomarino giallo: al Madrigal si affronta una squadra reduce da un campionato deludente, sotto persino il decimo posto in classifica. Ma, si sa, quando arriva la capolista tutte le crisi scompaiono. Fortunatamente il Valencia ha imparato a gestire queste situazioni, cercando già dai primi minuti il gol: gol che arriva al 20′ con Dani Parejo, che realizza ancora dal dischetto (che Nuno si ricordi, dei rigori tirati dal capitano nessuno è stato sbagliato) per quella che è la sua decima rete stagionale. Otto minuti dopo, il raddoppio di Paco. A nulla è valsa la marcatura al 90′ di Jonathan Pereira, è 2-1 il punteggio finale a favore dei pipistrelli. Neanche il Celta Vigo riesce a fermare la corsa inarrestabile del Valencia: al Mestalla un sonoro 4-1 rispedisce gli ospiti a casa con la coda fra le gambe, grazie alle doppiette di Borini e di Piatti (finalmente Pablo è tornato, dopo mille infortuni, acciacchi, difficoltà, la sua è una prestazione di livello).

Liga, DAY 32

Liga, DAY 32

E’ in questa più che positiva situazione che il Valencia può tornare a respirare l’aria europea. Ai quarti di Europa League, i sorteggi hanno individuato nel Tottenham il prossimo avversario dei Che. L’altra squadra del nord di Londra, rivale più odiata dell’Arsenal, squadra per cui Nuno simpatizza sin da ragazzino. L’andata si gioca al White Hart Lane, e questa è la formazione degli Spurs: Lloris, Walker, Musacchio, Vertonghen, Assou-Ekotto (!), Paulinho, Capoue, Lamela, Chadli, Eriksen, Adebayor. E’ proprio Adebayor a ricordare ai valencianisti la loro poco affinità con i campi inglesi, segnando il gol dell’1-0 dopo soli cinque minuti di gioco. Dopo l’assestamento degli spagnoli, la partita si fa più viva ed equilibrata, tanto che Feghouli decide di bruciare in velocità tutta la difesa avversaria, accentrandosi e recapitando la palla nell’angolino lontano. E’ 1-1. La partita si sussegue, tra attimi concitati e pause, fino al 73′. Adebayor raddoppia di testa, Stambouli trova il gol da ribattuta: 3-1 all’81’, e le cose si complicano maledettamente. Nuno manda in campo Andrè Gomes per uno stremato Parejo, e Borini per Lacazette. E’ proprio il portoghese, dall’alto del suo metro e novantuno, a siglare a tempo quasi scaduto il gol del 3-2 finale, un’incornata violenta da corner. Un gol insperato, ma meritato: lo scarto di due reti sarebbe stato troppo punitivo per gli spagnoli. Al Mestalla, al ritorno, c’è la necessità di vincere, senza mezzi termini, possibilmente con più gol di scarto. Un punteggio di 4-3, ad esempio, qualificherebbe gli inglesi. Ora è il pubblico valencianista a farsi sentire. La formazione del Valencia cambia leggermente dal solito undici titolare: in porta Gazzaniga, che sta attraversando un ottimo periodo di forma, ed in difesa Victor Ruiz per uno stanco Nico Otamendi. Gli Spurs vengono subito messi sotto sul piano tattico e tecnico, nonchè caratteriale, dalla squadra di casa. La partita è a senso unico. Prima Lacazette al 20′, poi Alcacer al 64′, proiettano il Valencia di Nuno in semifinale di Europa League. Non c’è storia.

Con la concreta possibilità di vincere campionato ed Europa League, il Valencia attuale potrebbe davvero eguagliare quello di Benitez. Non resta che aspettare il prossimo ed ultimo episodio della terza stagione, quello in cui verranno narrate le semifinali di EL (riusciranno davvero i pipistrelli a raggiungere la finale?) e le restanti partite di campionato. Come sempre, #amuntvalencia!

 

23. Valencia Career Mode – The Great Comeback

Nuno si sveglia improvvisamente. E’ notte fonda. Un altro incubo, pensa, madido di sudore. Incubi che gli capitano sempre più spesso dopo la dolorosa eliminazione dalla Champions’ League, che reputa come sua piena responsabilità e colpa. Ha fallito, sì. Ma non è il solo pensiero che l’ha destato da un sonno che era comunque già agitato. Riguarda la doppia sfida in Coppa del Re contro il Real Madrid: ha sperato fino all’ultimo che si trattasse soltanto di un brutto sogno, ma una volta sveglio capisce che non è così, che è la dura realtà che si pone come un macigno sulla sua coscienza. Il Real, l’odiato Real, sconfigge il Valencia e si proietta nelle semifinali della coppa nazionale spagnola: prima imponendosi al Mestalla per 1-0 con gol di Ronaldo (l’ultimo con la camiseta blanca, visto il suo trasferimento shock nel mercato di gennaio al Manchester City) nonostante una discreta prestazione dell’undici di Nuno, poi vincendo al Bernabeu per 4-2. L’ambiente valencianista fatica ad assimilare due delusioni del genere, arrivate nell’arco di poche settimane di distanza. Nuno però non pensa minimamente a farsi da parte, ed anche grazie al supporto della dirigenza, della squadra, della gente, vuole riparare il prima possibile. E quindi non resta altro da fare che tuffarsi nel campionato, immergersi lì dove il Valencia sa di essere superiore, dove sa di star facendo bene. Le vittorie contro il Malaga (3-1 con reti di Paco, Parejo e Piatti), contro il Deportivo La Coruna (2-0, Paco e Oviedo), contro il Real Valladolid (4-2 esterno grazie alle marcature di Borini, Parejo, Lacazette, Andrè Gomes), proiettano il club in cima alla Liga, sopra i Blancos ed il Barcellona.

Liga, DAY 22

Liga, DAY 22

Il tutto a ridosso della sfida contro l’Atletico Madrid, che si gioca al Mestalla. E’ fondamentale non perdere il mordente e la cattiveria che i pipistrelli hanno dimostrato finora, reagendo in maniera eccezionale alle cadute di questa stagione. I ragazzi sono motivati, uniti, c’è grande affiatamento nel gruppo: vietato sbagliare. L’Atletico davanti presenta i suoi soliti pezzi da novanta come Arda Turan, Koke, Pogba, Mandzukic, mentre Griezmann siede in panchina. Il Valencia si dispone con la formazione titolare, e non è una cosa scontata vista la lunga lista di infortunati e squalificati con cui l’allenatore ha dovuto confrontarsi durante l’anno. Si gioca di pomeriggio, un insolito mite pomeriggio di fine gennaio. Come al solito, non c’è un posto che non sia occupato allo stadio: l’apporto e il seguito dei tifosi non è mai venuto a mancare, cosa che rende il pubblico un dodicesimo uomo in campo a favore dei Che. I ragazzi iniziano con entusiasmo e voglia di correre. Ogni scatto, ogni passaggio, ogni dribbling è salutato da un brusio e da delle urla di apprezzamento. Pogba è prigioniero del centrocampo dei pipistrelli, la manovra dei Colchoneros è bloccata. E Paco Alcacer, già all’8′, porta in vantaggio il Valencia dopo aver fatto sedere Godin, piazzando la sfera nel palo lontano della porta difesa da Oblak. I decibel aumentano, così come aumenta il dominio territoriale della squadra di casa, con un possesso palla che supera il 60 %. Tuttavia, pur continuando a macinare gioco, la solita amnesia difensiva spiazza l’undici di Nuno. Da un cross di Koke infatti, Mandzukic svetta su Mustafi e porta il punteggio in parità, è 1-1 al 29′. La squadra non si disorganizza, e mantiene il suo ritmo. La sicurezza con cui il Valencia fa girar palla è inaspettata, ma è ancora più inaspettato il fatto che, nonostante molteplici occasioni di Paco, Feghouli, del neo entrato e pimpante Gnzalez, non riesca a segnare il gol della vittoria. Sotto assedio, con un Atletico mai entrato in partita, il Valencia racimola un solo punto, che tuttavia gli permette di conservare il primato in Liga. Poco male, un pareggio con l’undici di Simeone ci sta, ma per come si son messe le cose una vittoria sarebbe stato il risultato più giusto.

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Le ultime ore di mercato regalano spesso colpi sensazionali, o comunque inaspettati. Fabio Nuno è dell’idea che un gruppo vada mantenuto tale, e perciò non vi debbono essere stravolgimenti della rosa originale. Ma le occasioni vanno prese al volo. Come quando, dopo essere venuto a conoscenza della possibilità di ingaggiarlo a parametro zero dall’inizio della stagione seguente, il tecnico non ci ha pensato due volte ad offrirgli un contratto che il giocatore ha firmato senza esitazione. Il giocatore in questione ha una faccia già conosciuta dalle parti del Mestalla, e nell’unico anno di permanenza al club si è fatto amare dal pubblico e, a sua volta, si è innamorato della società lui stesso: è Alvaro Negredo, lo squalo, che all’età di 32 anni può essere più che una semplice alternativa in attacco, offrendo quella presenza fisica ed aerea che al Valencia è mancata in questa stagione.

La stagione del Valencia prosegue. Dopo l’acquisto di Negredo, la brutta notizia è l’infortunio di Pablo Piatti. El Plumero starà lontano dal campo per almeno 5 settimane, a causa della frattura del primo metatarso del piede destro. Ma non c’è nessun problema, poichè i pipistrelli si impongono in trasferta contro la Real Sociedad per 2-1 (al gol di Vela, rispondono Lacazette e Parejo) e superano tra le mura amiche l’Eibar, non senza qualche difficoltà: Mustafi incorna da calcio d’angolo al 55′, Saul Berjòn realizza il pareggio dal dischetto tre minuti dopo, e bisogna aspettare fino all’87’ per l’urlo liberatorio del gol di Paco, seguito da quello di Ayew nei minuti di recupero. 3-1 per i ragazzi di Fabio Nuno.

Liga, DAY 25

Liga, DAY 25

E’ importante arrivare a questo punto della stagione con una situazione di questo genere. Anche perchè i prossimi impegni richiedono tutto lo sforzo possibile: Lille, sorteggiata come avversaria nei sedicesimi di Europa League, Real Madrid al Bernabeu in campionato, ritorno con il Lille. Il tutto nell’arco di sette giorni, con un solo giorno di distacco tra l’andata di EL ed il Real. Nuno vuole ottenere tutta la posta in palio, senza eccezioni. Valencia – Lille si gioca con soli due variazioni rispetto alla formazione tipo, Leitner per Piatti e Ruben Vezo per Otamendi. Non c’è gara. I pipistrelli strapazzano la squadra francese per ben 6 reti a 2, grazie alla tripletta di Alexandre Lacazette (che si porta di diritto il pallone a casa) ed i gol di Parejo, Ayew, Cartabia. La qualificazione è in tasca, tanto che per praticità diciamo subito che il ritorno della sfida, giocato con una formazione più alternativa anche in virtù delle fatiche di Madrid, si conclude con un 1-1 (Paco al 79′, raggiunto dal gol di Mavuba al 90′): il Valencia accede così agli ottavi di finale di Europa League.

Tra le due sfide di Lille, la regina delle partite. Real Madrid – Valencia. Quel Real Madrid che ha osato infrangere i sogni di bissare il successo in Coppa del Re dei Che, dopo la vittoria dello scorso anno. Hanno violato il Mestalla, cosa che non accadeva dalla prima stagione di Nuno sulla panchina del club. E’ ora della vendetta, vendetta che li spingerebbe ancora più lontano nella lotta per la conquista della Liga. I fischi del Bernabeu sono fischi di paura. Sanno che quello che andranno ad affrontare è un Valencia iper motivato, lo temono. La formazione della squadra di Ancelotti è questa: Navas, Carvajal, Varane, Pepe, Marcelo, Medràn, Kroos, Modric, James, Aguero, Isco. Il Valencia risponde con Asenjo, De Sciglio, Otamendi, Mustafi, Gayà, Andrè Gomes, Feghouli, Parejo, Cartabia, Lacazette, Alcacer. Il match inizia, con i ragazzi con il fuoco negli occhi: pressano, corrono, contrastano.Le cose si mettono male però, con Alex che è costretto ad uscire al 10′ per una contusione al gomito, entra Borini. La sostituzione non cambia nulla dello scacchiere tattico del tecnico, che da bordocampo nota compiaciuto come i suoi undici tengano in scacco i fenomeni del Real. Ma il pugno allo stomaco arriva dal nulla, come il bolide da fuori area di Toni Kroos al 36′: 1-0 Madrid. Il Valencia si destabilizza per quei cinque minuti tali da subire il secondo gol: Otamendi atterra Aguero in area, rigore. E’ lo stesso argentino che si incarica della battuta, ma un’eccezionale parata di Sergio Asenjo strozza l’urlo in gol ai supporters dei blancos, deviando la sfera in calcio d’angolo. La svegliata dei ragazzi di Nuno arriva, grazie alla spinta del tecnico. E’ il 45′, Parejo vede l’inserimento di Borini alle spalle di Pepe. La sfera viaggia, e va dove deve andare, sulla corsa di Fabio. Fabio ormai è a tu per tu con Navas, alza lo sguardo, resiste alle trattenute di Pepe, e riporta il punteggio in parità. 1-1, ed in quel momento l’arbitro decreta la fine del primo tempo. Il gol ha dato nuova linfa al Valencia, che rientra in campo ancora più determinato. Kroos e Modric sono sovrastati da Gomes e Dani, così come i due terzini merengues impazziscono con le accelerazioni di Fede e Sofiane. Il gol è solo una logica conseguenza del dominio valencianista. Dominio puro, che finalmente si concretizza al 62′, quando Paco supera in slancio Varane e, da posizione decentrata, fa descrivere alla palla una traiettoria a giro che è semplicemente inarrivabile per quel felino di Keylor Navas. E’ il 2-1 dei Che, un risultato meritato, un risultato che non cambierà per tutto il resto del match, un risultato che racconta di un Valencia superiore, di un Valencia che stacca il Real Madrid di ben sei lunghezze nella classifica della Liga, e che può sognare in grande in territorio spagnolo, puntando dritto dritto al titolo che manca dal lontano 2004.

Liga, DAY 26

Liga, DAY 26

Nel prossimo episodio, continua la cavalcata del Valencia in campionato ed in Europa League, dove incontrerà…

22. Valencia Career Mode – Bad News

Si apre un periodo delicatissimo per il Valencia, e la situazione non è di quelle più rosee. Con infortuni, squalifiche, acciacchi, la squadra di Nuno si appresta ad affrontare il Barcellona in casa per quanto riguarda il campionato, ed il Liverpool ad Anfield per tentare di risollevare una qualificazione che sembra complicata a due match dalla chiusura della fase a gironi. La pausa di dieci giorni prima della sfida contro i blaugrana è una manna dal cielo, anche se le assenze di Barragàn e De Sciglio ci sono comunque, come quelle degli squalificati Rubèn Vezo e Mustafi. Il terzino destro di sostituzione, Andres Tello, è ancora acerbo per ricoprire il ruolo con sicurezza ed efficacia, pur sopperendo con discrete capacità atletiche alla carenza di capacità tecnico/tattiche. Nuno sente che questo possa essere un potenziale e critico snodo per l’evoluzione della stagione valencianista, sa che la piazza si sta ormai abituando ai grandi traguardi ed ambisce al massimo. Il 19 novembre la squadra di Luis Enrique arriva al Mestalla con la volontà di tornare ad imporre il proprio dominio in classifica, come testimonia anche l’ormai classico tridente Messi – Suarez – Neymar. L’uruguagio ed il brasiliano sono rispettivamente primo e secondo nella graduatoria dei cannonieri, con 10 e 9 reti all’attivo: pessima notizia se si guarda alla difesa rattoppata dei pipistrelli. L’unico modo per evitare un vero e proprio collasso difensivo è aumentare la pressione sugli avversari, iniziando sin dalle prime fasi di impostazione dei culè; inoltre il tecnico confida nel momento di grazie di Alex Lacazette, che dovrà ispirare anche Paco. Le statistiche dello spagnolo quest’anno sono sotto agli standard in quanto a marcature, e di molto anche, ma è salito il numero degli assist e dell’apporto alla manovra di squadra. Tuttavia è un attaccante, e l’attaccante vive quasi esclusivamente per il gol. Il gol invece, dopo una partita iniziata in maniera aggressiva da parte dei Che, Leo Messi: la pulce si beve Victor Ruiz edeposita in rete, bruciando l’uscita di Asenjo. Ma il Valencia è abituato a questi inizi sfortunati, che possono pregiudicare l’arco dell’intera partita. Ma non è così, se Alex si fa 30 metri con la palla al piede e supera di slancio sia Piquè che Bartra, piazzando la sfera nell’angolino basso lontano: è il 35′, è l’1-1, è un gol fenomenale del francese. Francese che risponde addirittura 30 secondi dopo il raddoppio del Barça (avvenuto al 58′ con Iniesta), per rifissare il punteggio in parità dopo un uno-due spettacolare con Paco. L’undici valencianista, spinto dal pubblico, aumenta l’intensità delle giocate, rischiando più e più volte di andare in vantaggio: ma, nel momento migliore della squadra di Nuno, è Neymar a frenare le speranze della gente di casa, segnando al 71′. Il punteggio, nonostante l’assedio finale dei padroni di casa, non si discosta da un 2-3 che fa male, male per il morale più che per la classifica. Il Valencia infatti è terzo a 32 punti, preceduto da Barcellona (34) e Real Madrid (35).

Ma mentre in campionato le sole 15 partite disputate non sono neanchè la metà dell’intera competizione, e che quindi vi è tempo e modo di migliorare, la Champions’ League non è così magnanima. Si parla in particolar modo dell’inferno dei gironi che, allo stato attuale, vede il Fenerbahce primo a quota 7 punti, seguito dal Liverpool (stessi punti ma differenza reti peggiore), Valencia (5 punti), e RB Salisburgo (2 punti); il tutto dopo quattro giornate, con due gare mancanti. Di solito i media si divertono a fare i calcoli delle probabilità di passaggio del turno dell’una e dell’altra squadra, valutando i cambiamenti da risultato a risultato. Ma Nuno non vuole distrarsi, sa che è fondamentale vincere le prossime due partite se il Valencia vuole continuare l’avventura nell’Europa che conta. E per farlo deve prima passare per Liverpool, al mitico Anfield Road. L’undici di Brendan Rodgers si schiera con Mignolet, Glen Johnson, Lovren, Sakho, Moreno, Lucas Leiva, Lallana, Henderson, Coutinho, Sturridge, Higuain. Il tecnico spagnolo ritrova Mustafi, Vezo, e Aogo per la gara. Gara che inizia sul coro di “You’ll never walk alone”, che metterebbe i brividi a chiunque, eccetto ai ragazzi in maglia bianca. L’atteggiamento è quello di una squadra che ha fame, che è orgogliosa di sè stessa e delle proprie origini, che è convinta dei propri mezzi. Il primo tempo finisce a reti bianche, ma è una magia del Plumero Piatti a portare in vantaggio gli spagnoli, grazie ad una conclusione a giro praticamente da fermo. Il Valencia tiene bene le incursioni dei Reds, ma nulla può contro la marcatura di Coutinho, che arriva al 69′. A quel punto qualcosa si blocca. Raddoppia Sturridge al 79′. Anfield assapora il sangue del nemico, il Valencia si vede sempre più precipitare nel baratro dell’Europa League. Ma ecco che dalla panchina si alza un ragazzo dai capelli arruffati e dalla barba incolta, che conosce bene il club del Liverbird, di Bill Shankly, di Kenny Dalglish, di Steven Gerrard. E’ Fabio e di cognome fa Borini e no, di certo non verrà ricordato nella storia dei Reds al pari di questi mostri sacri. Ma il suo gol al 90′ con tanto di mano tra i denti è quello che potrebbe salvare l’avventura europea del suo Valencia, fermando il punteggio sul 2-2 e tenendo in vita una debole, flebile, leggerissima speranza di approdare ai quarti di finale di Champions’ League.

CL, DAY 5

CL, DAY 5

Il pareggio inguaia ancora di più la posizione di Nuno, considerato che gli ultimi match saranno Valencia – RB Salisburgo e Fenerbahce – Liverpool che, per quanto si possa provare a non pensarci, potrebbe esserci il classico “biscotto” tra le prime due in classifica (con 9 punti il Liverpool, anche se il Valencia vincesse, passerebbe il turno in virtù della vittoria dell’andata contro i Che, oltre che per miglior differenza reti allo stato attuale). Oppure i Reds potrebbero vincere tranquillamente in Turchia, oppure il Valencia in primis potrebbe non riuscire a battere gli austriaci. Troppi “potrebbe” per i gusti di Nuno, che sa quali sono i rischi, ed è ben consapevole della drastica situazione. Il ritorno in terra spagnola potrebbe far respirare un’aria migliore al club, anche se di fronte vi è l’Athletic Bilbao, e la sfida si gioca al San Mamès. Quarta forza in campionato, addirittura sopra l’Atletico, i baschi stanno costruendo qualcosa di importante in questa stagione, ma i ragazzi di Nuno sanno reagire a quelle che la stampa chiama troppo frettolosamente “crisi”: Lacazette, Feghouli, ancora Feghouli, Gonzalez, e Leitner fissano il punteggio in un 5-2 finale per gli ospiti che non lascia spazio a fraintendimenti.

Liga, DAY 16

Liga, DAY 16

La Coppa Del Re, sedicesimi di finale contro l’Osasuna, non dà troppi problemi alla squadra: al Mestalla, all’andata, Jordan Ayew segna un gol per tempo, fissando il 2-0 finale. Inizia dicembre, si gioca contro il Getafe, ma i pipistrelli non hanno minimamente intenzione di frenare la loro corsa: nel 3-0 casalingo segnano Piatti, Paco (finalmente!) e Lacazette, proiettando il proprio club in cima alla Liga insieme a Real e Barça, tutti e tre a quota 38 punti, con l’Atletico che viaggia a tre lunghezze di distanza.

Ma è quella di tre giorni dopo la sfida decisiva per le speranze europee, è Valencia – RB Salisburgo che decreterà l’andamento di gran parte della stagione degli spagnoli. Tutto ciò sapendo che una vittoria, per quanto larga possa essere, potrebbe non essere sufficiente. Al Mestalla Nuno schiera la miglior formazione possibile, anche se ci vuole un po’ per vedere un nome nel tabellino marcatori. Ed è quello di Alcacer, che al 38′ spedisce la palla in fondo alla rete, a cui si aggiunge anche Alex, e successivamente anche Gayà, in una fantastica percussione dalle retrovie. 3-0, è questo il punteggio con cui il primo tempo si chiude. I ragazzi entrano negli spogliatoi, e la prima cosa che fanno è verificare cosa stia succedendo in Turchia, in Fenerbhace – Liverpool. Quando guardano lo schermo, i loro visi speranzosi ed entusiasti cambiano espressioni, virando sulla delusione più totale: i Reds stanno vincendo 2-0 e, così stando, il Valencia è fuori dalla Champions’ League. Lo spogliatoio è come congelato, vi è silenzio totale. I ragazzi tornano in campo, ma non sono più gli stessi. Prima Kampl (64′), poi Jonatan Soriano (82′), persino Berisha (90′) recupera allo scadere quella che sembrava una partita già scritta. Il Mestalla è ammutolito. Ma il Valencia, in un moto di orgoglio, trova la rete del definitivo 4-3 nei minuti di recupero, una perfetta volèe che se fosse stata eseguita in un altro contesto ci sarebbe stata l’ovazione del pubblico. Ma i tifosi accolgono la marcatura in un brusio surreale, così come lo stesso marcatore Paco, i suoi compagni, e Nuno. Il Liverpool ha vinto 3-1, ed il Valencia retrocede in Europa League. Si sente qualche fischio isolato dagli spalti, ma quello che si leva è un applauso di ringraziamento, nonostante tutto, da parte della gente ai calciatori. Qualcuno di essi, sia per la delusione che per la commozione di questo gesto dei fan, non riesce a trattenere le lacrime. E’ la fine di un sogno, è vero, ma solo per quest’anno. L’anno prossimo, Nuno lo giura su sè stesso e sulla sua famiglia, il Valencia sarà la squadra da battere. Amunt Valencia, siempre.

Valencia's Piatti reacts during their Spanish first division soccer match against Levante at the Ciudad de Valencia stadium in Valencia

Il ritorno in Spagna è stato accompagnato dalle più svariate polemiche e menzogne. “Fallimento”, “Nuno vattene”, “Progetto fallito”, “Implosione Valencia”, tutte stronzate di questo genere che non facevano altro che alimentare ed ingigantire l’uscita di scena dei pipistrelli dalla Champions’. Ma Nuno non aveva neppure la voglia di replicare a queste pure invenzioni di miseri giornalisti, che per portare a casa lo stipendio mensile si dilettano in titoloni del genere da prima pagina. Varie sono comunque le parole di consolazione dalle persone che contano: dal presidente, dalla dirigenza, ma sopratutto dei tifosi, che hanno capito le difficoltà della squadra. Il tecnico è grato di lavorare in un ambiente del genere, ove vi è la possibilità di crescere come collettivo, come squadra, come club. Il match di campionato immediatamente seguente è in trasferta, con il Rayo Vallecano: a due giorni dal Salisburgo, la prestazione non può che essere condizionata dalla stanchezza. Vi è un 1-1 finale che accontenta entrambe le squadre, con Paco che risponde a Luiz Adriano e torna a riproporre il proprio nome sul tabellino dei marcatori (Valencia terzo a meno due da Real e Barça). Da registrare anche il rientro di Barràgan, che torna in campo dopo due mesi dall’infortunio nel ritorno di Coppa del Re contro l’Osasuna, conclusosi anch’esso 1-1 (Borini). Il prossimo avversario, agli ottavi, sarà l’Athletic Bilbao. Ed è proprio in prossimità della partita di campionato in casa contro il Granada, finita 1-0 con gol del rinato Paco, che anche De Sciglio rientra dalla convalescenza.

Liga, DAY 19

Liga, DAY 19

Nelle due partite degli ottavi di Coppa del Re, il Valencia non fallisce l’obiettivo: all’andata, in casa, si impone per 3-2 (doppietta Borini e Ayew), mentre al San Mamès basta il ghanese a fissare il punteggio sull’1-0 valencianista. I campioni in carica quindi accedono ai quarti di finale, dove incontreranno…

Coppa del Re, il tabellone

Coppa del Re, il tabellone

…il Real Madrid, esatto. Niente di meglio per bissare il successo dello scorso anno, ridimensionando ancora di più quelli che un tempo venivano chiamati “Galacticos”.

 

Nel prossimo episodio: Real Madrid in Coppa del Re, la corsa in campionato, l’avversario da affrontare nei sedicesimi di Europa League. #AmuntValencia

21. Valencia Career Mode – Up and Downs

Il Valencia si ritrova quindi a pari punti con il Barcellona in cima alla classifica. Ma forse per la troppa sufficienza, forse per la troppa foga, la squadra  di Fabio Nuno cade proprio con l’altra formazione della capitale catalana, l’Espanyol: nella casa dei biancoblu infatti i Che vengono sconfitti, nonostante il gol in apertura di Cartabia (11′) che inizialmente porta in vantaggio i pipistrelli, salvo poi subire due reti prima della fine del primo tempo, pareggiare con Alcacer (67′) e maturare la sconfitta con gol di Germain all’81’. E’ la prima sconfitta in campionato per i valencianisti in 7 giornate, il primo incidente di percorso. Ma nessuna preoccupazione, considerato che si scala di una posizione in classifica, raggiunti dal Real a quota 17 punti, con Atletico e Barça rispettivamente dietro e davanti di un punto. La Champions’ ha la possibilità di lenire lo stop avvenuto nella Liga, dare quella carica e quello stimolo in più. Si va in Austria, contro il Red Bull Salisburgo: una delle tre squadre cosiddette “in provetta”, creata e perfezionata dalla casa produttrice della bevanda, il quale ha esteso il suo business anche al mondo del calcio: il match non va secondo i piani di Nuno, che confida nei tre punti sicuri, poichè gli austriaci fermano gli spagnoli sul punteggio dello 0-0. 2 punti persi che il Valencia potrebbe rimpiangere nell’andamento complessivo del girone.

CL, seconda giornata

CL, seconda giornata

Fortuna che il digiuno di due vittorie mancate, al ritorno dalla trasferta europea, porta tre punti importantissimi nella Liga: al Mestalla un Valencia grintoso, determinato, superiore, supera il Betis per 2-0 con reti di Mustafi e Paco Alcacer nell’arco di una manciata di minuti (43′ e 45′). Ma, quello che è più importante, è che i pipistrelli salgono al primo posto solitario in classifica, e tutto ciò prima della sfida decisiva contro l’Atletico Madrid al Vicente Calderon. Vero, essendo appena all’inizio della Liga, non si può definire “decisiva” una partita: tuttavia, in virtù del fatto che i Colchoneros sono e saranno inevitabilmente coinvolti nella lotta per le prime posizioni, e considerando che i pipistrelli di Nuno non hanno mai vinto finora nella Madrid dei materassai, il match è di cruciale importanza. E’ la sera del 15 ottobre, la sera di Atletico – Valencia. I padroni di casa del Cholo Simeone si schierano così: Moya, Jesus Gamez, Godin, Miranda, Insua, Mario Suarez, Gabi, Raul Garcia, Arda Turan, Pogba, Mandzukic. Gli ospiti invece si presentano con: Asenjo, Barragàn, Mustafi, Victor Ruiz, Gayà, Sertic, Feghouli, Parejo, Cartabia, Lacazette, Alcacer. I pipistrelli raramente sbagliano i match importanti, che offrono molti più stimoli ed entusiasmo rispetto ad incontri con squadre dalla metà classifica in giù. E’ innegabile, al di là delle dichiarazioni fotocopia che ogni allenatore rilascia prima e durante ogni impegno: Nuno odia questa ipocrisia e, per quanto sia difficile con il suo carattere schivo e pacato, non esita a dire ciò che pensa, alimentando su di sè la pressione mediatica di stampa e tv. Con l’Atletico lo spettacolo è garantito. E’ sempre stato così, e lo è anche stasera. I ritmi sono altissimi, non c’è una pausa che sia una, le azioni si succedono da un lato all’altro del campo, e di questo passo è veramente difficile mantenere una pressione costante. Entrambi i numeri uno sono superbi, Asenjo in particolar modo non sta facendo davvero rimpiangere Diego Alves. In mezzo, Pogba e Sertic uniscono quantità e qualità, con il francese che grazie alla sua potenza fisica fa davvero fatica ad essere fermato dai giocatori valencianisti. Arda Turan è semplicemente una bestia, ma Barragàn lo tiene a bada come si deve, spesso chiamando il raddoppio. Feghouli brucia Jesus Gamez ogni volta, mentre dall’altro lato Cartabia, scelto al posto di uno stanco e poco incisivo Piatti, non incide come Nuno vorrebbe. Probabilmente è proprio la fascia sinistra che viene poco usata dal gioco del Valencia, in quanto nessun interprete sembra riesca a sfruttare le proprie potenzialità a pieno: forse Pablo ha bisogno di riadattarsi a quello che è il suo ruolo originario, dopo aver giocato per due anni da punta lanciata negli spazi e quindi in campo aperto. Nella fascia sinistra lo spazio e ristretto ed offre poche possibilità di svariare, anche perchè essendo mancino gli viene più naturale crossare che accentrarsi e provare la conclusione. Si vedrà. Comunque la partita prosegue, e man mano che il tempo passa il Valencia acquista maggior controllo del gioco. La pausa tra i tempi non spezza questo dominio: ormai l’Atletico è solo Pogba, vista l’inconstitenza di Mandzukic là davanti. Ed è così che, finora sempre nell’ombra, Lacazette punisce: filtrante illuminante di Dani, il francese prende di sopresa Godin alle spalle e lo brucia sulla corsa, per poi dosare un esterno destro che si infila in rete mentre Moya esce alla disperata. E’ il 50′, è l’1-0 per il Valencia. Entrano Koke e Griezmann, entra Aogo. L’inerzia della partita sta cambiando, i Colchoneros si fanno più aggressivi com’è lecito aspettarsi, dovendo recuperare un risultato in casa. Asenjo si supera, Mustafi si immola, Victor Ruiz alza il muro: non si passa, neanche in seguito all’assedio dei minuti di recupero finali. Il Valencia di Nuno trionfa al Vicente Calderon per la prima volta nella gestione del manager, e lancia un chiaro segnale a tutte le pretendenti al titolo.

La gioia valencianista

La gioia valencianista

E questa è la classifica dopo 9 giornate:

Liga, DAY 9

Liga, DAY 9

Il programma impone di rituffarsi immediatamente nella Champions’ League e di non rispecchiarsi troppo nel primo posto in campionato a +3 sul Barcellona. Arriva il Liverpool al Mestalla, la sfida più difficile dell’intero girone. La si affronta senza Antonio Barragàn, che in allenamento si è fratturato il gomito e ne avrà per almeno 2 mesi: non ci voleva. La notte è la tipica notte europea, resa un po’ più mite dal clima spagnolo: mentre il Valencia scende in campo con la formazione tipo, il Liverpool gioca con Mignolet, Johnson, Lovren, Sakho, Moreno, Lucas Leiva, Allen, Henderson, Lallana, Sturridge, Higuain. Squadre simili con la stessa idea di calcio veloce, verticale, diretto: Brendan Rodgers e Fabio Nuno si stringono la mano, entrambi si stimano moltissimo. L’inizio valencianista fa intendere al Liverpool che avrebbe fatto meglio a stare a casa: assedio completo dai primi minuti e, al 17′, capolavoro di Alexandre Lacazette. Il francese si ritrova praticamente sul vertice dell’angolo sinistro, dribbla un difensore, ne dribbla un altro, arriva nel vertice dell’area e prova ad emulare uno di quei gol che contribuirono a rendere grande il nome di un altro Alessandro, senz’altro più grande di lui: il gol alla Del Piero, un misto di eleganza, tecnica, e precisione difficilmente raggiungibile. E Lacazette lo fa, il piede destro, quello giusto, descrive una parabola che batte Mignolet e direziona la palla dritto nel sette del palo opposto. Il Mestalla è una bolgia, Alex esulta rabbiosamente, esattamente il tipo di atteggiamento che entusiasma il pubblico. Il Valencia si sta davvero comportando da Valencia, ma il Liverpool non si sta comportando da Liverpool. Il problema è che, dopo una ventina di minuti di appannamento quasi totale, i Reds tornano in gioco, riuscendo addirittura a segnare con Allen prima della fine del primo tempo. Il secondo tempo si apre con il sigillo di Lucas Leiva su azione confusionaria in area valencianista: 2-1 per gli inglesi, così, all’improvviso. La squadra di Fabio Nuno sembra incapace di reagire, il fantasma dell’organico visto mezz’ora prima. Il Pool fa quello che vuole, inerzia totale. I tentativi di sovvertire l’equilibrio del match avvengono in modo sporadico, lontano da ogni tattica studiata in allenamento, lontano da ogni schema provato e riprovato in partitella. E non ci si può fare nulla: quando l’arbitro fischia la fine, il tabellone segna 2-1 per il Liverpool, complicando di parecchio il discorso qualificazione.

CL, terza giornata

CL, terza giornata

Il Valencia si rifugia in campionato. In terra spagnola infatti vi sono più certezze, più capacità di gestire la pressione e le aspettative. Valencia – Valladolid, per ribadire ancora una volta il primato nella Liga. La squadra dei Che non delude la propria gente questa volta: in un tempo, i gol di Lacazette (sempre più a suo agio come terminale offensivo dei pipistrelli, in coppia con un Paco meno goleador ma comunque fantastico nelle sue prestazioni in funzione del team) e di Andrè Gomes fissano il punteggio sul 2-1, mantenendo così la distanza di tre punti dai blaugrana. La brutta notizia però arriva ancora una volta dallo staff medico: De Sciglio, uscito dal terreno di gioco per una contusione, si è fratturato il dito del piede, e avrà una prognosi di minimo tre mesi. Ora Nuno si ritrova senza un terzino destro in squadra. L’idea potrebbe essere sperimentare Derlis Gonzalez in quella posizione, oppure Ruben Vezo, ma il tecnico opta per il richiamo di Andres Tello dal prestito con l’Espanyol. Il giovane colombiano non è in formissima, ma dovrà essere comunque in grado di tappare la falla lasciata da Mattia ed Antonio. Le prossime sono due partite ravvicinate, ultime di un periodo in cui si è sempre giocato ogni tre giorni. E purtroppo è questo il solito grande scoglio dei valencianisti, che non riescono ad imporsi in trasferta contro il Deportivo La Coruna (0-0) e contro il Malaga (1-0, gol di Alan). Il Valencia perde il primato in appena due partite, ed inoltre perde anche Dennis Aogo (distorsione al ginocchio, tornerà tra 4 settimane) e Nico Otamendi (contusione alla gamba, 2 settimane). La squadra è decimata.

Liga, DAY 12

Liga, DAY 12

E’ in queste condizioni che ci aspetta la prima partita del ritorno della fase a gironi della Champions’ League. La difesa è praticamente obbligata, mentre la stanchezza si fa sentire anche negli altri reparti. Nuno attua meno turnover possibile in prossimità della CL, ma a volte le scelte sono costrette dalla situazione. Si vola in Turchia, ad affrontare il Fenerbahçe: già il modulo di partenza dei turchi lascia presagire quale sarebbe stata la loro conduzione di gara. 5 difensori, 4 centrocampisti difensivi, più un trequartista e l’attaccante. Il Valencia segna con Paco all’11’ grazie ad una splendida semi rovesciata, ma non basta: ancora Diego, e ancora su rigore, fissano il punteggio in parità neanche 5 minuti dopo. La frustrazione è alta in campo internazionale, con i pipistrelli che rimangono al terzo posto con serio rischio di eliminazione: i prossimi match saranno fondamentali, e non è neanche detto che bastino. Come l’anno scorso, non si impara mai. Rituffandosi nella Liga, la situazione è ben differente e soprattutto migliorata. Il Levante arriva al Mestalla, il Levante gioca al Mestalla, il Levante viene distrutto al Mestalla: 4-1 la straripante vittoria dei ragazzi di Nuno, con gol di Victor Ruiz, Lacazette, Paco Alcacer, Andrè Gomes. Da segnalare l’espulsione all’81’ di Sergio Asenjo: non avendo Gazzaniga in panchina (Nuno preferisce avere tutti i cambi disponibili per giocatori “esterni”, ma quando succedono questi imprevisti è puntualmente nella cacca). Fortunatamente Alcacer, indossati i guantoni e la maglia dell’ex Villareal, non ha fatto danni nè permesso di segnare al Levante (il gol dei rossoblu di Taggart era avvenuto prima). Ma il Valencia in questo periodo ha una seria inclinazione al suicidio: nella partita contro il Siviglia al Sanchez Pizjuan, i Che passano in vantaggio dopo 16′ grazie al gol del solito Paco, giocando in maniera discreta e tenendo a freno gli assalti dei biancorossi. Tuttavia, Mustafi si fa espellere al 33′: il Valencia non si scompone, anzi, corre ancora di più. I padroni di casa ci provano in tutti i modi, ma anche Gazzaniga, come il suo collega Asenjo, è insuperabile, in uno stato di grazia. Probabilmente molto sottovalutato anche. E così, anche dopo la seconda espulsione nelle fila del Valencia /Ruben Vezo all’86’), la formazione in trasferta regge l’urto e porta a casa una preziosissima vittoria, in 9 contro 11. Quel tanto che basta per tornare a meno due punti dalla capolista Real Madrid, seppur con ancora grandissimi problemi di infortunati e squalificati.

Liga, DAY 14

Liga, DAY 14

Al prossimo episodio: Barcellona in campionato, sfida con il Liverpool in CL, tra le altre cose. Amunt Valencia!

20. Valencia Career Mode – Nice Start

Ricapitolando, Fabio Nuno si ritrova all’inizio della stagione, appena prima del doppio impegno di Supercoppa spagnola e di inizio campionato, senza Lacazette infortunatosi nella prima partita amichevole con la maglia del Valencia, e senza soprattutto un portiere titolare dopo l’addio polemico di Diego Alves. Mentre la situazione in attacco garantisce una sufficiente copertura di ruoli (con Ayew e Borini in lizza per conquistarsi un posto da titolare al fianco di Alcacer, in alternativa vi è pure Piatti che giocherebbe nel suo vecchio ruolo), tra i pali vi è una scelta obbligata: quella di Paulo Gazzaniga, canterano valencianista arrivato quest’estate a parametro zero dopo l’esperienza in Inghilterra con il Southampton. All’argentino infatti spetta il compito di sbarrare la strada a Messi e compagni, in attesa del degno sostituto del traditore brasiliano: Nuno infatti continua il sondaggio alla ricerca del nuovo numero 1, ma non in tempo per i match contro il Barcellona nella Supercoppa. Vari sono i nomi papabili che il tecnico sta visionando: Mandanda del Marsiglia, Ter Stegen del Barça, Ochoa del Borussia Dortmund, Ospina dell’Arsenal, Reina del Bayern Monaco, Sergio Asenjio del Villareal. La caratteristica che accomuna questi portieri, dotati di grande esperienza sul palcoscenico internazionale e quindi non necessariamente ventenni alle prime armi (anche Ter Stegen, chiuso da Bravo al Camp Nou, si può considerare “esperto” in un ambiente come quello blaugrana), oltre alle loro doti atletiche e di riflessi, è la loro capacità di palleggio: sì, perchè nel calcio moderno (vedi Neuer, ma anche il Victor Valdes del Barcellona di Guardiola) vi è sempre più importanza nell’impostazione del gioco dalle retrovie. Il portiere deve essere in grado di gestire al meglio sia situazioni di pericolo sia di controllare il possesso palla, smistandolo con sicurezza e capacità tecnica nelle zone del campo più consone per far ripartire l’azione di attacco.

E’ in questo contesto che il Valencia si presenta il 7 agosto al Camp Nou di Barcellona, per la disputa dell’andata della Supercoppa Spagnola. Il ritorno si giocherà al Mestalla tre giorni più tardi. Valencia – Barcellona è una sfida frequente negli ultimi anni, oltre le due partite di campionato a stagione: le squadre si conoscono, si temono, si odiano, com’è giusto che sia in una rivalità che si sta riaccendendo e portando ai livelli del passato. Campioni della Liga contro campioni della Coppa del Re, la sfida per confermare e sottolineare ancor di più la propria superiorità. Il Barcellona si dispone in campo con Bravo, Dani Alves, Mascherano, Piquè, Jordi Alba, Song, Busquets, Iniesta, Messi, Suarez, Neymar. Il Valencia risponde con la formazione tipo, eccezion fatta per il già citato Lacazette: Gazzaniga, Gayà, Otamendi, Mustafi, De Sciglio, Sertic, Parejo, Piatti, Feghouli, Paco Alcacer, Borini. L’atmosfera allo stadio è di pura ostilità per i valencianisti: che differenza vi era appena due anni prima, quando veniva trattata come una squadra qualunque! Ora i fischi testimoniano quanto il pubblico di casa tema gli ospiti, e non può che essere così: l’inizio del match è nettamente a favore della squadra di Nuno che, grazie ad un atteggiamento aggressivo ed al tempo stesso intelligente, riesce a rendere improduttiva la rete di passaggi blaugrana, imponendo il proprio sistema di gioco. Tuttavia è il Barça che passa in vantaggio, grazie ad un exploit di Luis Suarez al 19′. Ma i pipistrelli non demordono, continuando a correre e a lottare su ogni pallone. Il risultato è immediato: discesa di Feghouli dalla destra, cross rasoterra a tagliare sul primo palo, Borini anticipa tutti e firma il gol dell’1-1: è il 22′. L’undici di Luis Enrique si riassesta, equilibrando le forze in campo e limitando le discese delle ali valencianiste e, soprattutto, la mente del gioco Parejo. Si chiude il primo tempo, ed il secondo si riapre con il pressing della squadra di casa a cui i ragazzi di Nuno non riescono ad opporsi, avendo come effetto il gol di Leo Messi al 57′. In svantaggio il Valencia sembra aver esaurito il mordente, non vi è più cattiveria nell’andare alla conquista della palla. Servono cambi. Dentro Ayew per uno sfinito Paco, e Andrè Gomes per un acciaccato Sertic (a fine match si scoprirà addirittura una distorsione di caviglia che gli varrà 4 settimane lontano dal campo): è proprio il portoghese la chiave dell’incontro. Dopo neanche cinque minuti dal suo ingresso nel rettangolo di gioco, l’ispirazione: non è agile, non è veloce, eppure quello che succede ora ha dell’incredibile. Parte centralmente dalla sua zona di pertinenza nel cerchio di centrocampo, palla al piede. Con un gioco di gambe elude l’intervento ruvido di Song, spiazzando anche l’accorrente Busquets. Continua la sua corsa, mentre Ayew e Borini eseguono un lavoro fondamentale di incrociamento reciproco in modo tale da portare via da quel fazzoletto di terreno entrambi i difensori centrali. E’ qui che Gomes si trova un’autostrada davanti. La sua corsa non rallenta, la sua cavalcata sicura, la sua tecnica eccelsa. Arriva a tu per tu con Claudio Bravo che aspetta fino all’ultimo per buttarsi, ma nulla può sul destro chirurgico di Andrè. 2-2, all’81’. Il Valencia ritrova l’orgoglio e trae nuova linfa dal pareggio raggiunto, tanto che inizia a credere anche in una possibile vittoria. Come all’86’, quando da calcio d’angolo di Sofiane ancora una volta Andrè Gomes, sempre lui, svetta su Piquè direzionando il pallone verso la porta. 3-2 a meno cinque minuti dal termine del match, un qualcosa di insperato. Tutto ciò permetterebbe di giocare la partita di ritorno a ritmi bassissimi, controllando la sfera. E invece, in mezzo a questi pensieri, il subentrato Pedro trova il gol della domenica addirittura nei minuti di recupero. L’andata finisce 3-3, risultato comunque preziosissimo per i ragazzi di Nuno.

Nella partita di ritorno, al Mestalla, il clima era incandescente. c’è una specie di intolleranza da parte del pubblico valencianista verso Barcellona e Real che è quasi viscerale. Si tramanda di padre in figlio, come fosse una tradizione di famiglia, come se ci fosse un senso di appartenenza alla comunità troppo forte da cui evadere. Non tifare Valencia, da queste parti, equivale quasi ad un reato, ad un sacrilegio. E si respira ogni volta; che sia la finale di Champions’ come la più insignificante delle amichevoli. Le formazioni iniziali sono pressochè invariate rispetto all’andata. Il fischio d’inizio quasi non si sente, dal frastuono dei 55mila del Mestalla. Frastuono che rasenta la barriera del suono quando, al 4° minuto, Paco si accentra partendo da una posizione a sinitra poco fuori dall’area. L’equilibrio è precario, gli avversari appresso sono ben due, eppure la rasoiata che si deposita in fondo alla rete è puro spettacolo: Valencia 1, Barcellona 0, e palla in centro. La partita si accende, il gol risveglia il Barcellona che tenta di opporsi agli undici uomini in campo e al dodicesimo, il pubblico di casa. Ma è Messi che al 25′ fa la magia riportando il punteggio sull’1-1. Il sostegno non cala di un decibel così come le azioni valencianiste. Scoppia il finimondo quando Piquè atterra Paco in area: è rigore! Al 44′ non può che incaricarsi lui della battuta, il maestro, l’ex canterano del Real Madrid che ha ripudiato le origini ed ora è il capitano di pipistrelli del sud di Spagna: Dani Parejo posiziona la palla sul dischetto, Dani Parejo effettua la rincorsa, Dani Parejo deposita la palla in rete. Dani Parejo, 2-1 Valencia. Il secondo tempo è giocato sulla falsariga del primo, ma la squadra di Nuno abbassa sapientemente il ritmo del gioco. Varie occasioni dell’attacco di casa, ma nessun cambiamento nel risultato finale: il Valencia vince 2-1 sull’odiato Barcellona, vincendo il suo primo trofeo stagionale, il secondo dell’era Fabio Nuno. Il Valencia vince la Supercoppa Spagnola. Quale miglior modo di iniziare la stagione?

Valencia's Gomes and Barcelona's Xavi fight for the ball during their Spanish first division soccer match in Valencia

E’ il 14 agosto, tempo di iniziare la stagione nella Liga. I festeggiamenti sono stati contenuti, d’altronde Nuno richiede la massima professionalità, com’è giusto che sia. Ora il Real Saragozza, poi subito il Real Madrid. Il primo incontro si gioca in trasferta contro una neopromossa, come lo era stato l’anno scorso con l’UD Las Palmas: in quell’occasione vi fu una vittoria per 4-0, in questo frangente i tre punti sono ottenuti con il punteggio di due reti a zero (Parejo al 7′ e Borini al 49′). Ma come si sa, è la partita contro il Real quella su cui accendere i riflettori. Anche perchè, finalmente, Fabio Nuno ha acquistato quello che sarà il portiere titolare che esordirà già nella sfida contro i Galacticos. Gazzaniga si è comunque guadagnato tutta la stima possibile da parte del tecnico, grazie a delle prodezze a cui sinceramente non si sarebbe aspettato di poter assistere: sicuramente avrà molte chance nell’arco della stagione. Il nuovo numero 1 valencianista è Sergio Asenjo: portiere saracinesca, funambolico, con grandissima prontezza di riflessi ed ottima tecnica di base. Classe ’89, di scuola Real Valladolid ma si è fatto il nome all’Atletico Madrid prima dell’esplosione di David De Gea, per poi riprendere in mano le redini della propria carriera difendendo i pali del Villareal. Nuno vuol far di lui il nuovo idolo con i guanti del Mestalla. Il ragazzo si ambienta presto, d’altronde l’occasione lo richiede. Al Mestalla arriva il Real, il match si gioca in un soleggiato e tiepido pomeriggio nonostante sia ancora agosto. I Blancos si presentano così: Casillas, Carvajal, Varane, Sergio Ramos, Marcelo, Casemiro, Kroos, Modric, James, Falcao, Ronaldo. Il Valencia è il solito delle grandi occasioni, con Lacazette e Sertic ancora out: Asenjo, Gayà, Otamendi, Mustafi, De Sciglio, Andrè Gomes, Parejo, Piatti, Feghouli, Paco, Borini. Dalle tribune si sente un “Amunt Valencia!” da far rabbrividire anche il più impavido calciatore madrileno. Il match inizia, ed è una di quelle partite giocate con grande attenzione da entrambe le squadre. L’ambiente contribuisce a rendere ancora più elevato l’agonismo (come se ce ne fosse bisogno), con occasioni da ambo i lati. De Sciglio inizialmente non ne vede una su Ronaldo, ma il suo rendimento è migliorato in maniera mostruosa durante la partita. Shkrodan e Nico le solite certezze. Dani là in mezzo insegna calcio, ed anche Sofiane è molto più propositivo e coinvolto nella manovra, probabilmente vi è ancora una maggior tendenza a giocare nella fascia destra, tendendo ad escludere un po’ Pablo Piatti sul lato opposto: sicuramente una cosa su cui lavorare in allenamento, visto il dribbling devastante del folletto argentino. Di per sè, in quanto a spettacolarità, non è una partita degna di nota. Ma in quanto agonismo e sacrificio, si nota che stiamo parlando di Valencia – Real. Non vi sono reti in questa ennesima puntata dello scontro fra titani, difatti il punteggio finale è 0-0. Assolutamente da non buttare. Molto insidiosa, strano ma vero, è la trasferta contro l’Eibar: difatti, al gol subito al 2′ da Javi Lara, che ha destabilizzato e non poco i meccanismi di gioco valencianisti, i ragazzi hanno reagito riuscendo a trovare il pareggio solo al 53′ (Parejo: bolide dal vertice sinistro dell’area, mamma mia) e la vittoria al 76′, con Moritz Leitner nei panni di salvatore della patria (anche questo gol di pregevolissima fattura, tiro da fermo che dal limite si infila nell’angolino basso). Nella partita seguente, giocata al Mestalla contro la Real Sociedad, la prestazione è soddisfacente, e basta il gol di Federico Cartabia al 10′ per portare a casa l’intera posta in palio. Questa la classifica nelle prime 4 giornate di campionato:

La classifica dopo 4 giornate

La classifica dopo 4 giornate

E’ tempo di Champions’ League. La scorsa competizione europea si era conclusa con una cocente sconfitta patita in casa contro il Borussia Dortmund per 3-0, dopo un pareggio in Germania di 2-2: è stato uno schock, vero, ma niente su cui si può recriminare. Perciò le motivazioni per quest’anno sono stupire ancora più del precedente, senza porsi limiti: il sorteggio di Nyon ha decretato le squadre con cui il Valencia dovrà combattere nel girone, quali Fenerbahce, RB Salisburgo, e Liverpool. La prima citata è la prima che i ragazzi di Nuno affrontano. I turchi arrivano al Mestalla come possibile sorpresa, caricati dalla musichetta della Champions’. e difatti Diego porta avanti i gialloblu con un rigore conseguente ad un tackle maldestro di Mustafi. La solita ansia che arriva nei primi minuti delle partite importanti. Non importa, perchè per quanto la squadra ci arrivi in maniera frettolosa e fumosa, riesce a trovare il pareggio: lo segna Lacazette, ed è il suo primo gol per il nuovo club dopo essere tornato a pieno regime dall’infortunio. Ma i turchi sono avversari ostici, non permettono al calcio intelligente del Valencia di potersi esprimere al meglio, e di fatto capitan Parejo è ingabbiato nella morsa di due avversari come minimo. La partita si trascina inesorabilmente verso la fine, ci si sta rassegnando ad uno scialbo pareggio che avrebbe potuto, e dovuto, essere una vittoria. Ma fermi lì. E’ l’89’. Piatti riceve un filtrante da Parejo e si invola sulla fascia sinistra. Arriva al limite, crossa verso il secondo palo. No, non c’è nessuno. Eppure, all’improvviso, quasi fosse dotato di teletrasporto, Feghouli si accentra, scattando verso la porta. Ce la fa, non ce la fa. La palla sembra troppo lunga, per quanto sia veloce è destinato a non raggiungerla. E invece si tuffa, a volo d’angelo. Supera di slancio il difensore ed è incredibile, non cade mai, sembra stia davvero fluttuando nell’aria, governato da un ignoto Dio che gli permette di raggiungere il pallone. L’impatto è di piena fronte, il portiere è sorpreso. E si gonfia la rete: 2-1, il Mestalla esplode. I compagni accorrono ad abbracciare e a travolgere Sofiane con il loro entusiasmo, pensano che il match sia concluso. Grave errore: non lo è affatto, perchè nei minuti di recupero, da un calcio d’angolo battuto dall’algerino, Mustafi stacca imperioso e direziona il pallone in porta. Fischio finale: 3-1, che partita.

Champions' League, prima giornata

Champions’ League, prima giornata

Si torna al campionato. Dopo 4 giorni dalla vittoria contro il Fenerbhace, il Valencia gioca in trasferta contro il Celta Vigo. La stanchezza, intesa più che altro come iniziale fatica a riprendere i ritmi della stagione passata, non permette ai ragazzi di giocare una partita al pieno delle loro potenzialità. Ne esce un incontro spento, confusionario, che tuttavia viene risolto da una perla di Fabio Borini all’81’: ancora una volta la squadra di Fabio Nuno se la cava. Invece, nel match seguente in casa contro il Villareal, Asenjo saluta i suoi ex compagni con una vittoria schiacciante per 4-1, con il primo gol della competizione di Paco e con le marcature di Andrè Gomes, Mustafi, e Parejo.

Campionato, dopo 6 giornate

Campionato, dopo 6 giornate

Amunt Valencia!

19. Valencia Career Mode – Third Season!

E’ una fresca serata di metà giugno. A Valencia, il tardo pomeriggio, soffia una delicata brezza che contrasta quello che è il clima torrido della prima parte della giornata. Fabio Nuno è sulla spiaggia, sta passeggiando con sua moglie. Quest’anno, dopo la conclusione del secondo anno del tecnico alla guida del club, i due coniugi hanno scelto di non partire in vacanza per mete esotiche: hanno deciso di rimanere nella città spagnola, di viverla fino in fondo, di rilassarsi e concentrarsi solo sul riposo. Nuno sa che la prossima sarà una stagione impegnativa, probabilmente molto più di quelle che ha vissuto sinora. Il primo anno era la sorpresa, il secondo una piacevole realtà, il terzo necessita di qualcosa di concreto per entrare nella storia valencianista ed in quella del calcio spagnolo. Un trofeo, qualcosa di veramente importante che testimoni che il Valencia CF sia prepotentemente tornata tra i grandi della Liga e dell’Europa. Ed è proprio in virtù di queste considerazioni, ricorrenti quanto inconsce nella mente del giovane allenatore, che il pensiero è sempre rivolto al suo lavoro. Lavoro che in realtà è soprattutto passione, anche se a questi livelli lo stress e la pressione sono innegabili: tifosi, stampa, avversari, nel tempo trascorso da manager Nuno ha incontrato tutti questi ostacoli, superati quasi tutti egregiamente. L’aiuto più grande non può che derivare da Ilaria, costantemente volta a gioire con il marito della vittoria più sorprendente così come della sconfitta più vergognosa. Spesso si dice che dietro grandi uomini ci siano grandi donne: egli non si reputa un grande uomo, tuttavia è sicuro, al 100%, che la sua dolce metà sia tutto ciò su cui può contare, sempre.

Fabio Nuno ed il Valencia. Tutte le vacanze passate a pensare a come migliorare la sua creatura, a come plasmarla, a come perfezionarla. Notti insonni sulla scrivania, a delineare nuove possibili schemi tattici, ad escogitare un modo per far rendere al massimo ogni singola individualità disponendola all’interno di un meccanismo che ne valorizzi le qualità. E finalmente arriva luglio, che sancisce il tanto agognato ritorno alle competizioni: si inizia a fare sul serio, di nuovo. La dirigenza fissa il seguente obiettivo per il campionato, quello di vincere la Liga. Ma questa volta il tecnico si era preparato, lo aspettava. Ed è per questo che mette in pratica il frutto delle sue elucubrazioni, sotto forma di una nuova formazione per quanto riguarda gli interpreti dell’undici iniziale. La sua intenzione è quella di mantenere l’ossatura originale della squadra, tranne uno o due innesti l’allenatore non prevede di dover stravolgere un lavoro ed una costante preparazione che dura da due anni. Ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. E’ una doccia gelida, di quelle che non ti aspetteresti mai, convinto di vivere in una bolla di serenità. Poi, Diego Alves chiede di andarsene, e ti crolla il mondo addosso.

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Questa è un’offesa che va dritto nell’orgoglio di Fabio Nuno. Non è per il fatto di dover ri-stravolgere i suoi piani così finemente pianificati, no, non è nulla di tutto ciò, si sente umiliato come uomo. Lui su cui era stata riposta così tanta fiducia tanto da eleggerlo vice-capitano, lui che fin troppe volte aveva letteralmente salvato il culo alla squadra grazie ai suoi miracoli in porta, con quel carisma, rispettato da tutti nell’ambiente. Nuno non vuole pensare di aver tradito la fiducia di Diego Alves, semplicemente perchè di fatto non è stato così. Ed anzi, probabilmente quelle parole non sono neanche sue, ma del procuratore che guarda caso ha ingaggiato proprio quest’estate. Personaggio viscido e meschino, potrebbe fare invidia a Mino Raiola. Con questo suo messaggio distrugge completamente il rapporto fra il portiere e quella che non è banalmente soltanto una squadra: è il Valencia, e le fondamenta del Valencia sono i suoi tifosi, la sua gente. Con il cuore ancora che sanguina, Nuno è costretto dalla dirigenza a mettere l’ormai ex numero 1 nella lista trasferimenti; inoltre al tecnico non sarà permesso gestire di prima persona le eventuali trattative con club acquirenti, dato il suo forte attaccamento al brasiliano. La stessa dirigenza riferirà, dopo una settimana, che Diego Alves è stato venduto al Manchester City per una somma che si aggira intorno ai 9 milioni di euro, l’offerta più bassa possibile da cui si poteva partire. It’s over.

La cessione di Diego Alves lascia un po’ scosso l’ambiente, ma l’allenatore non vuole lasciar trasparire nessuno stato d’animo, non vuole lasciar trapelare nessuna notizia che incrinerebbe ancora di più lo spogliatoio. Dal canto loro, i ragazzi reagiscono magnificamente, cosa che compensa e supera la delusione per il fatto appena accaduto. C’è affiatamento all’interno del gruppo, c’è fame di vittorie, c’è lo stesso desiderio di primeggiare che unisce allenatore e giocatori. Sono sulla stessa lunghezza d’onda. Nuno può così mettere mano al mercato. Mentre Nelson Oliveira è tornato al Benfica a causa della fine del prestito, Gazzaniga, Oviedo, e De Sciglio sono arrivati come parametro zero, si stanno integrando con il contesto ed i compagni. Quello che manca al mister, nella sua idea di organico, è ovviamente un portiere titolare ed un attaccante di livello internazionale. Lasciando invariato il 4-1-3-2 originario, Nuno vuole dare ancora più creatività e fantasia al gioco valencianista. Come? Semplice, facendo di Dani Parejo il nuovo Juan Romàn Riquelme. Può sembrare una bestemmia a primo acchito, ma le riflessioni estive lo hanno condotto a credere che possa essere qualcosa di realmente fattibile, qualcosa che trascenda tra il sacro ed il profano. D’altronde, il tocco di palla è quello: Dani accarezza, custodisce, protegge il pallone come lo faceva Juan Romàn. Ne fa poesia, e no, non ha nulla di diverso dai vari Dante e Petrarca. Amore stilnovista della sfera, da come la tratta. Capace di vedere linee di passaggio immaginarie che nessun altro vede. Visionario, sì, perchè vi è un pizzico di follia nel modo di interpretare il gioco del calcio, pensato soprattutto come divertimento e non come professione. E poi, altra cosa che lo accomuna al Dio del Boca, l’amore per la squadra, la fascia di capitano che denota autorità e responsabilità sulle proprie spalle, che inevitabilmente porta all’adorazione della gente. Passione. E’ a fronte di queste considerazioni quindi che Nuno sceglie, mantenendo invariati i quattro di difesa (tranne inserire De Sciglio per un comunque onestissimo Barragàn che sarà fondamentale nell’arco della stagione), di portare Parejo al centro, davanti al tuttofare Sertic. In questi due anni difatti lo spagnolo era posizionato al centro sinistra, che sacrificava un po le sue doti da regista e lo relegava talvolta a compiti da ala pura, non essendo particolarmente dotato atleticamente. Parejo ha bisogno di rimanere nel vivo del gioco, ha bisogno di ragionare con la palla tra i piedi, addormentando il ritmo di gioco o fornendo il più incredibile degli assist per mettere un compagno direttamente davanti al portiere avversario. A farne le spese è Andrè Gomes, che perde la titolarità assolutamente non per suoi demeriti, ma semplicemente perchè Parejo è insostituibile per questa squadra. Il portoghese offre una validissima alternativa a Dani e Gregory, potendo anche arretrare il suo raggio di azione: il suo metro e 88 di statura gli assicura una prestanza fisica che i primi due non possiedono, e per giunta può anche contare sulla sua consona eleganza di movimenti che ne fanno uno dei centrocampisti più interessanti d’Europa, come molti hanno avuto la possibilità di apprezzare nel corso di questi due anni. Chi invece prende il posto di fascia sinistra di Parejo è un ritrovato Pablo Piatti, mancato per gran parte della scorsa stagione: la perdita si è fatta sentire, visto che sono venuti a mancare i suoi cambi di ritmo e le sue giocate spiazzanti. Con questa nuova posizione, che di fatto interpretata da lui è una vera e propria ala come Feghouli dall’altro lato, si garantisce maggior velocità di manovra offensiva e più alternative in attacco, potendo contare sulla corsa devastante dell’argentino e sulla sua capacità di mettere cross al centro. Nella fascia opposta, come già detto, Sofiane: vitali saranno ancora le sue percussioni, il suo agonismo, i suo accentramenti, i suoi assist. E’ un altro di uei giocatori da cui Fabio Nuno non può prescindere, così come Paco Alcacer, per cui le parole sono praticamente finite. Terzo cannoniere della passata Liga per un nonnulla, attaccante moderno, completo nonostante non sia altissimo, ma quasi ogni palla che tocca è gol. Fabio Nuno è in cerca del partner di attacco ideale da affiancargli: Borini ed Ayew sono soluzioni offensive sottovalutate ma efficacissime a partita in corso più che dall’inizio, senza nulla togliere alle loro prestazioni partendo da titolari.

Dani...

Dani…

 

E’ inevitabile, per quanto Nuno ami puntare su giocatori relativamente non ancora fenomeni o comunque da far crescere, che la necessità del club sia quella di avere un profilo di classe al fianco di Paco. Dopo vari sondaggi, la scelta di è ristretta a due opzioni: la prima, legata sia al sentimentalismo sia al fatto di poter sfruttare la sua prorompente fisicità come alternativa al gioco palla a terra, è puntare ancora sull’indimenticato Negredo; la seconda, che rafforzerebbe e migliorerebbe ancora di più il possesso palla valencianista ma che non offrirebbe soluzioni aeree, è Lacazette del Lione. Dopo varie trattative, condotte in parallelo con i club dei rispettivi giocatori, si è arrivati alla soluzione: dato l’improvviso ed inspiegabile rifiuto a trattare del Manchester City, che di colpo ha chiuso ogni comunicazione (lasciando lo squalo con l’amaro in bocca, lui che come Nuno pregustava un ritorno al Mestalla), l’allenatore ha optato per Alexandre Lacazette. In un mercato in cui Bale si trasferisce al Bayern per 75 milioni, Gotze al Barcellona per 60 milioni, e Cavani all’Arsenal per 58 milioni, i 25 milioni pagati dal Valencia per portare il 25enne francesce al Mestalla sono sembrati modesti, se paragonati al valore del giocatore. Alexandre, nato nel ’91 e dal 2003 nel settore giovanile del Lione, ha debuttato in prima squadra a 19 anni, divenendone presto uno dei punti fondamentali: un metro e 73 di pura fantasia, ha nel dribbling la sua arma vincente. Forse bloccato dalla Ligue 1, campionato non proprio eccelso, nessun club ha creduto che potesse fare il salto di qualità in uno dei campionati maggiori (tedesco, inglese, spagnolo). Per Fabio Nuno una scommessa sì, ma che poggia su solide basi. Un altro colpo del tecnico valencianista, più per perfezionismo che per pura necessità, riguarda un esterno destro che gioca in Svizzera, al Basilea. Paraguaiano, classe ’94, 1 metro e 72, debuttante nel vero professionismo addirittura nel 2009 a quindici anni: è Derlis Gonzalez, passato anche lui per il Benfica che, a seguito del suo precoce debutto con il Rubio Nu in terra natia, lo ingaggiò salvo poi rispedirlo in Sud America per altri due periodi in prestito. Dal 2014 ha trovato una sua dimensione giocando per i campioni elvetici. Fascia destra ma all’occorrenza anche ala che agisce da attaccante esterno, attacca la profondità come pochi, anche grazie al baricentro basso che gli consente di avere a disposizione un tempo di gioco in più rispetto ad avversari più prestanti fisicamente ma non altrettanto rapidi. Funambolo che predilige, come dicono gli inglesi, le skills per superare l’uomo, cosa in cui eccelle particolarmente. In cambio Nuno rinuncia a Carles Gil, inserendolo nella trattativa: per caratteristiche lo spagnolo, forse più adatto a giocare in un ruolo centrale rispetto alla fascia, vedeva un po’ limitarsi le occasioni di scendere in campo da vice Feghouli. Ma un ringraziamento gli è dovuto. Chi lascia la squadra è anche Andres Tello, mandato a fare esperienza in prestito con l’Espanyol, mentre anche Andres Guardado dice definitivamente addio al Mestalla e si accasa all’Atheltic Bilbao.

Con il dubbio portiere ancora da sciogliere, il Valencia si appresta a svolgere le sue amichevoli pre campionato. La prima è con il Bayern Leverkusen, che viene assolutamente demolito in terra spagnola: 4-1 il punteggio finale, con doppietta di Alcacer e gol di Ayew e Gayà. La partita seguente è a Torino contro la Juventus: allo Stadium una formazione sperimentale perde negli ultimi venti minuti per 2-0 sotto i colpi di Tevez e Marchisio e, come se non bastasse, per inaugurare il debutto Lacazette subisce una distorsione di caviglia che lo lascerà fuori dal terreno di gioco per tre mesi. La terza ed ultima amichevole è tra Valencia e Aston Villa, conclusasi a reti bianche.

 

Nel prossimo episodio: la scelta (ponderatissima) di un portiere adatto a sostituire Diego Alves, l’andata ed il ritorno di Supercoppa Spagnola contro il Barcellona per il primo trofeo stagionale, e l’inizio di campionato. #JuntsTornem

 

18. Valencia Career Mode – The Last Month

E Borussia Dortmund sia. Con ancora la gioia e la felicità derivante dalla vittoria contro il Manchester City in Champions’, i ragazzi di Fabio Nuno hanno la necessità di tornare con i piedi per terra. E’ ormai la fine di marzo, precisamente il 26: giorno in cui si affronta il Malaga in Liga, dopo la pausa delle nazionali. La questione rilevante è sempre la stessa, infatti oltre al pericolo distrazione vi è l’occorrenza di esercitare ancora una volta il turnover, visto che l’andata con il Borussia si giocherà il 29 di marzo al Westfalenstadion (o Signal Iduna Park come si chiama quest’oggi, sempre grazie agli sponsor che stanno rovinando il calcio rendendolo sempre più show e sempre meno sport). Turnover drastico, come lo era stato nei match pre City. E a Malaga si rischia fino alla fine: al gol di Portillo al 15′, solo una rabbiosa incornata di Nelson Oliveira permette al Valencia di raggiungere l’1-1. E’ il punteggio definitivo, di certo non il migliore ma, viste le condizioni, neanche da buttare. In contemporanea, in vetta al campionato, l’Atletico Madrid supera 2-1 il Getafe mentre il Real Madrid vince el Clasico contro il Barcellona per 1-0: poco male, si rimane a meno cinque dai Colchoneros primi.

Quello che aspetta la squadra di Fabio Nuno però non è un periodo facile. Dopo la famosa serie di partite in cui in campionato si sono affrontate, in rapida successione, tutte le squadre pretendenti al titolo, ora i pipistrelli si accingono ad affrontare questi impegni in ordine cronologico: Borussia, Siviglia, Borussia, Espanyol, e finale di Coppa del Re contro l’Atletico Madrid. Siviglia ed Espanyol, le meno quotate, sono comunque squadre ostiche: la prima ha recentemente raggiunto il terzo posto in classifica scavalcando proprio la formazione valencianista, mentre la seconda è da sempre considerata un bastone tra le ruote per le grandi. Ma Nuno non vuole distrazioni, ora è il tempo di pensare ai gialloneri di Germania, coloro che due anni prima hanno raggiunto e perso la finale contro l’odiato Bayern Monaco. Eterni secondi in Bundesliga, o quasi sempre, e feriti nell’orgoglio dopo l’addio di giocatori come Gotze e Lewandowsky, che hanno raggiunto la sponda rivale, a testimoniare come nel calcio odierno non vi sia più rispetto per le tradizioni e per le antiche rivalità. Ma il Borussia si è risollevato dopo la doppia perdita, mantenendosi sempre ai vertici del campionato tedesco. Sono superiori a noi, pensa tra sè e sè Nuno, il quale non fa altro che leggere quelle che sono statistiche e nomi della rosa. Ma al Westfalenstadion non ci sono solo i giocatori tedeschi da temere, bensì vi è tutta l’onda giallonera tra gli spalti, un tifo mai visto per passione, dedizione, vicinanza alla squadra del cuore. Tremano un po’ le gambe, ma una volta che l’arbitro fischia l’inizio dell’incontro non c’è più spazio per queste cose, la mente si sgombra, in testa c’è solo il pallone ed il sacrificio per i propri colori. Il Borussia può schierare giocatori come Weidenfeller, Hummels, Sokratis, Piszeck, Schmelzer, Gundogan, Blaszczykowski, Banega, Reus, Kagawa, Immobile. Il Valencia non si fa impressionare da tutto ciò. Pronti via, e quelli che rimangono a bocca aperta sono i tedeschi: al 4′ Paco sfugge dalla marcatura di Hummels, si avvia verso la porta, fa sedere Sokratis e di punta tocca quel tanto che basta per battere il portiere. E’ 1-0! Il Dortmund però ci mette poco a realizzare che deve darsi una mossa, spinto com’è dal pubblico di casa. E difatti dopo dieci minuti trova il pareggio, con il gol dell’ex Ever Banega: per lui una breve ed incolore esperienza al Mestalla non particolarmente felice per la sua carriera, come dimostra esultando sotto il suo pubblico. E’ 1-1, ma bisogna mantenere il sangue freddo. Il Valencia tuttavia inizialmente accusa il colpo, salvo poi ridisporsi in modo più accorto coprendo tutto il campo. Ma, come spesso accade in questo meraviglioso sport, e come spesso accade in particolar modo ai pipistrelli, proprio nel loro miglior momento di forma subiscono la rete di Kagawa che porta il Borussia in vantaggio per la prima volta in questo match. Il gol arriva al 42′, quasi allo scadere del primo tempo: è già successo tante, troppe volte in questa stagione per la formazione di Nuno. Dagli spogliatoi però esce una squadra più cattiva, più determinata. Il Valencia pressa gli avversari nella loro metà campo, non lasciando spazi ed alternative di gioco ai loro schemi di possesso palla e verticalizzazione diretta: presi per sfinimento, Paco Alcacer fiuta la preda, e non perdona. Al 63′ segna e rimette tutto in equilibrio, è 2-2. Il punteggio non cambierà più, e si torna in Spagna con due gol fatti fuori casa. Nuno può essere soddisfatto. Non male.

Catapultati di nuovo in terra iberica, c’è il Siviglia che arriva al Mestalla. La partita è delicatissima anche in virtù del fatto che l’anno scorso il Valencia ha raggiunto l’ultima postazione per la CL proprio ai danni dei biancorossi del Pizjuan. E ora, a meno sette partite dalla fine, hanno il sangue negli occhi per allungare ancora in classifica ed ipotecare il terzo posto. Ma il Valencia, per quanto affaticato da una trasferta dispendiosa come quella di Dortmund, non ha nessuna volontà di buttare all’aria il percorso sin qui intrapreso incampionato. Di fronte al proprio pubblico, ai Che basta un gol di capitan Parejo. Un bolide al volo da fuori area, uno di quelli che rimane impresso negli occhi di chi c’era, per quello che è soltanto il suo secondo gol su azione quest’anno. Valencia 1 Siviglia 0: i ragazzi salgono al terzo posto in classifica, mantenendo le distanze con Barca e Atletico.

Ma è il 6 aprile che il Valencia si gioca una buona fetta della propria stagione.  Valencia – Borussia Dortmund, valevole per il ritorno dei quarti di finale di Champions’ League. Chi vince va alle semifinali, tre le prime quattro d’Europa, a 270 minuti dal diventare Campione d’Europa. Nuno si scuote dal sogno ad occhi aperti che sta facendo. E’ nel tunnel dello stadio, di lì a poco sarebbero entrati i calciatori e avrebbero dato inizio alle ostilità. Chiude gli occhi, respira profondamente cercando di rilassarsi. E’ sulla soglia, sta quasi per entrare in campo. L’atmosfera è elettrizzante, ma il tecnico rimane sbalordito nell’ammirare la coreografia dei fan valencianisti: un enorme pipistrello, raffigurato su tutta la tribuna centrale, su sfondo bianco e arancione. Non riesce a staccare lo sguardo. I canti, i cori, le urla. E’ come se fosse rapito da tutto ciò. Non vuole deludere tutta questa gente, non ne ha proprio intenzione. Manda in campo la formazione migliore possibile, i due schieramenti sono quasi speculari a quelli dell’andata. Amunt Valencia si sente dagli spalti, i tifosi tedeschi zittiti. Ma è il Borussia che parte più forte, che fa la partita. I ragazzi sembrano quasi impotenti di fronte ai gialloneri, forse non si aspettavano un inizio così ad alti ritmi. E, a conferma di ciò, Immobile segna la sua marcatura al 10′ del primo tempo. C’è un attimo di silenzio, quasi incredulità. Incredulità che si trasforma in negativo stupore, quando Kagawa al 27′ infila il secondo gol. Che vi succede ragazzi?, pensa uno sconcertato Nuno. L’allenatore non riesce a capire il motivo di tale collasso. L’arbitro fischia la fine del primo tempo, sono tutti chiamati a rapporto negli spogliatoi. Lo sguardo dei ragazzi è perso, consapevole di star perdendo l’occasione della loro vita. Nuno li analizza, il loro atteggiamento appare sofferente, nessuno parla. Nello spogliatoio non vola una mosca. Nuno non parla alla squadra, parla ai singoli. Si mette davanti a ciascun giocatore, elargisce consigli, come un padre benevolo che sta aiutando i suoi figli in un momento di fisiologica debolezza, difficoltà. Il suo sguardo è diretto, penetrante, i ragazzi percepiscono questa profondità, questa sincerità d’animo. Andate là fuori ragazzi, e divertitevi. Abbracciando uno ad uno i suoi giocatori, il manager rientra in campo. Il secondo tempo è di un’altra pasta, esattamente come all’andata. Il Valencia inizia finalmente a giocare secondo i suoi standard, cosa questa che la farebbe competere allo stesso livello con qualsiasi squadra al mondo. Ci provano Paco, Ayew, Feghouli. Il gol sembra poter arrivare da un momento all’altro, non può non arrivare, non può. Il gol che arriva però è quella di Blaszczykowski, al 64′. 0-3. Un macigno colmo di aspettative deluse cade sulla testa di ogni componente del club Valencia, una delusione immensa, un qualcosa che ti schiaccia e tu vorresti essere liberato ma allo stesso tempo sprofondare ancora di più, venire dimenticato, perchè sei venuto meno alle tue promesse. Lo stadio è in assoluto silenzio. Kuba esulta, abbracciato dai compagni, mentre molti giocatori del pipistrello si accasciano al suolo, non riuscendo a trattenere il loro immenso sconforto. In questi due anni, questa è forse la maggior delusione mai provata. Il Valencia è una squadra abituata a stupire, a rinascere, a sovvertire gerarchie. Ma questa sconfitta non è qualcosa di imputabile a colpe della squadra, del tecnico, della dirigenza. Probabilmente non è ancora arrivato il momento di arrivare così in alto, probabilmente non si bruceranno le tappe come la gente sperava in quello che comunque rimane un progetto a lungo termine. Questa non è una vera sconfitta, e la gente lo sta realizzando. Arrivano i primi, timidi, applausi. Il match rinizia, manca ancora mezz’ora da giocare, forse la più lunga mezz’ora della vita di questi ragazzi. Ma gli applausi aumentano, e si fanno scroscianti. Nuno a stento riesce a non commuoversi, e sa che anche i calciatori attraversano questo sentimento. Ma loro possono sfogarsi, e lo fanno sfoderando l’unica arma che rimane loro, vale a dire l’orgoglio. L’orgoglio valencianista, quello che traspare in ogni partita della stagione ma che si fa vivo e si sprigiona in tutta la sua grandezza, anche nelle sconfitte più cocenti. Non si ha niente da perdere e la squadra, libera da stress e pressioni, gioca forse il miglior calcio dell’anno, sembra quasi che siano loro la formazione in vantaggio per tre reti a zero. Il pubblico impazzisce e, in un circolo virtuoso di emozioni e stati d’animo. intona canti ancora più a squarciagola di prima. La partita non cambia nel punteggio, si conclude il sogno europeo del Valencia, tra le migliori otto squadre del continente.

Nuno e i ragazzi ringraziano il pubblico del Mestalla

Nuno e i ragazzi ringraziano il pubblico del Mestalla

E’ difficile da metabolizzare una sconfitta del genere, così inaspettata, come un fulmine a ciel sereno. Il modo migliore per farlo è rituffarsi subito nel campionato, nella gara contro l’Espanyol che precede la finale di Coppa del Re contro l’Atletico. Ma l’unica cosa che traspare è la frustrazione che avvolge tutto l’arco dell’incontro: è 1-1 al termine del triplice fischio, con Montanes che risponde al gol di Gil, facendo affondare in quinta posizione in classifica. Anche l’obiettivo, sempre nascosto o perlomeno mai dichiarato, di vincere la Liga, sta per svanire piano piano. No, in casa valencianista questa è decisamente uno dei periodi più difficili della gestione Nuno.

La classifica dopo 33 giornate

La classifica dopo 33 giornate

E’ in questa situazione che il Valencia si appresta a dar battaglia all’Atletico Madrid, nell’unica verosimile possibilità della squadra di Nuno di alzare al cielo un trofeo nel corso di questa stagione. Forse quello meno prestigioso dei tre prefissati all’inizio, ma divenuto fondamentale per risollevare il morale di un ambiente deluso dai recenti risultati. La Coppa del Re è forse l’unica occasione che hanno i ragazzi per togliersi in minima parte il fardello della responsabilità, la pressione, le aspettative della gente. E da questo neppure Nuno può esserne esente. La partita secca si gioca all’Anoeta, stadio della Real Sociedad. Le formazioni: Valencia con Diego Alves, Barragàn, Rubèn Vezo, Victor Ruiz, Gayà, Sertic, Andrè Gomes, Feghouli, Parejo, Borini, Alcacer (a disposizione Otamendi, Aogo, Leitner, Gil, Cartabia, Nelson Oliveira, Ayew); Atletico Madrid con Moya, Jesus Gamez, Godin, Alderweireld, Insua, Mario Suarez, Rubèn Perez, Raul Garcia, Koke, Pogba, Mandzukic (a disposizione Arda Turan, Cerci, Griezmann, Oblak, Miranda, Siqueira, Leo Baptistao). Il lieve turnover di Nuno è dato principalmente dal fatto che, avendo giocato quasi tutta la competizione, alcuni giocatori si sono guadagnati la finale e meritano di figurare in questa partita. Senza troppi preamboli, il match inizia. Quella tra Valencia ed Atletico è stata ultimamente una sfida che ha sempre riservato spettacolo, essendo le due squadre contendenti anche per le prime posizioni nel campionato nazionale. La partita, come ci si aspettava, è agguerrita: il Valencia deve dimostrare non aver accusato il crollo psicologico, ma di potersi risollevare alla grande. Ma Mandzukic non la pensa così, e al 30′ segna l’1-0 per gli uomini di Simeone. Nuno vede l’incertezza nei volti dei suoi, e dalla panchina si dà da fare per spronarli. Non deve aspettare troppo per la reazione di carattere, quanto per il gol: al 68′ Sertic consegna la parità ai pipistrelli grazie ad un tocco vellutato a battere Moya. Ora la partita è più accesa che mai, nessuna squadra si tira indietro e nessuna ha paura di perdere. Ed è all’81’ che Paco Alcacer fa esplodere di gioia i supporters valencianisti, depositando in rete da opportunista. Sembra che la partita sia destinata a concludersi, a decretare il Valencia campione, ma Mario Suarez trova al 90′ il gol della vita e riporta l’Atletico sul 2-2. Si va ai supplementari. Il rischio più grande è quello di subire un contraccolpo psicologico tale da non riuscire più a reagire al devastante pareggio nei minuti di recupero. Dieci minuti dopo l’inizio del primo tempo supplementare, Nelson Oliveira svetta di testa su corner: è 3-2, i pipistrelli ad un passo dalla gloria. Ma neanche tre minuti dopo, in una partita che sembra maledetta, Insua segna il 3-3. Le due compagini sono esauste, si stanno prodigando in una battaglia senza esclusione di colpi. Ma non è ancora finita. Al 105′ Alcacer decide di entrare in area dalla sinistra, dribblare Godin, e lasciar partire un tiro a giro con l’interno del piede. La palla descrive una traiettoria che non potrebbe risultare migliore e, quasi come fosse in un videogioco, si deposita nel sette con Moya immobile a guardare la sfera che si insacca. E’ il 105′, manca un tempo. 4-3 con quindici minuti ancora di sofferenza, sofferenza pura per chi è in campo e per chi guarda dall’esterno. Diego Alves e Rubèn Vezo fermano e scongiurano ogni tentativo possibile di un Atletico in campo con cinque attaccanti. E poi, il tanto agognato fischio. La partita è conclusa, il Valencia vince il suo primo trofeo della gestione Nuno, il Valencia vince la Coppa del Re facendo dimenticare in parte la cocente eliminazione in CL e regalando il sorriso a tutta la gente che è sempre stata fedele e vicina alla squadra. Nuno è orgoglioso dei propri giocatori, del gruppo che ha creato, dell’ambiente che ormai chiama casa. Si gode il suo Valencia, si gode i suoi campioni.

Un Barragàn esausto al fischio finale esulta con i tifosi

Un Barragàn esausto al fischio finale esulta con i tifosi

Il calcio offre soddisfazioni parziali e delusioni relative. Il motivo principale è dato dal fatto che nessuna vittoria e nessuna sconfitta sono assolute, universali, bensì offrono possibilità di replica e rivalsa ogni anno. Allo stesso modo, dopo i successi conquistati con sacrificio e che meriterebbero di essere festeggiati come si deve, si torna però agli impegni nelle varie competizioni. Mancano 5 partite in campionato, in cui il Valencia ha l’obiettivo minimo, e non scontato, di ottenere anche quest’anno il piazzamento per la Champions’ League, per tentare di arrivare il più in fondo possibile in quella competizione che è sfuggita nel corso della stagione. I pipistrelli vanno in trasferta ad Eibar, a pareggiano per 1-1 nei minuti finali con gol di Borini su assist di Feghouli. L’impressione è quella di una squadra stanca (sono state disputate più di 60 partite stagionali). La stessa impressione si nota anche nella partita contro il Rayo Vallecano, giocata tra le mura amiche: questa volta il Valencia riesce a spuntarla per 3-2, dopo aver sofferto non poco (doppietta di Paco e gol di Ayew, che rispondono al gol di Kakuta e Luiz Adriano).

La classifica dopo 35 giornate

La classifica dopo 35 giornate

La seguente partita si gioca in trasferta contro il Deportivo, e quello che ne esce è un emozionante pareggio per 3-3, con il Valencia che si trova sempre in condizione di inseguire: fondamentali le reti di Andrè Gomes, Nelson Oliviera, e rigore di Parejo. Con questo pareggio i pipistrelli scendono di nuovo in quinta posizione, a meno uno dal Siviglia quarto: c’è seriamente il rischio, dopo aver abbandonato il sogno di vincere il campionato per quasi tutto l’anno, di non qualificarsi per la prossima Champions’. I ragazzi sono chiamati a tener duro ancora per due partite. La penultima è Villareal – Valencia al Madrigàl, ed i ragazzi di Fabio Nuno strappano una vittoria al Sottomarino giallo grazie al gol di Paco al 19′.

La classifica dopo 37 giornate

La classifica dopo 37 giornate

Il Valencia balza al terzo posto: ora è fondamentale vincere per assicurarsi la terza piazza. Nessun calcolo, si è padroni del proprio destino. L’ultima partita è contro il Real Betis, ed è vietato sbagliare: Paco, Feghouli, e Barragàn assicurano la vittoria per 3-1 per gli uomini di Nuno, permettendo al club di chiudere il campionato al terzo posto.

La classifica finale

La classifica finale

Il Barcellona ha vinto il campionato, e rispetto a ciò si rileva un’interessante statistica. Stagione 2013/14, vincitori: Atletico Madrid. Stagione 2014/15, vincitori: Real Madrid. Stagione 2015/16, vincitori: Barcellona. Il prossimo anno quindi, in parte a “vincitori della stagione 2016/17”, ci sarà il nome del Valencia CF. Paco Alcacer (21 gol) non è riuscito a vincere la classifica cannonieri, arrivando terzo dopo Bale (23) e Neymar (22).

E’ stata una stagione esaltante fino all’ultimo, densa di emozioni positive e negative, che rendono questa avventura ancora più spettacolare. Al prossimo episodio, dove ci si preparerà per la nuova stagione, quella decisiva per Nuno. Vi sarà un cambiamento nella disposizione degli interpreti nello schieramento iniziale per risaltare le abilità individuali di essi (ricordo che Pablo Piatti sarà disponibile e si farà tutta la pre-season), mentre vi saranno piccoli/grandi stravolgimenti, sia in negativo che in positivo. Stravolgimenti che vi invito a non perdere. Alla prossima, ed ancora #JuntsTornem!

17. Valencia Career Mode – All In

Il boccone amaro, digerito a stento dopo il pareggio del Manchester City al 90′ grazie all’ex Negredo, non ferma le ambizioni e l’orgoglio del Valencia nel completare una stagione fin qui encomiabile: in finale di Coppa del Re, agli ottavi di Champions’ League, ed in piena corsa per un posto che garantisca l’accesso alla massima competizione europea anche l’anno prossimo (e chissà, con qualche passo falso delle avversarie, provare a puntare a qualcosa di più…). Ma queste sono speculazioni. Fabio Nuno preferisce esprimersi sul campo, e non c’è miglior occasione dell’impegno casalingo in campionato contro l’Almeria. E’ un soleggiato pomeriggio di inizio marzo, soffia una brezza leggera, clima quasi primaverile ideale per giocare e dare pieno sfogo alla propria fame di vittoria. Ed il Valencia infatti si esprime al massimo delle proprie potenzialità, non lasciando nulla di intentato al caso: con i gol di Ayew (al 14′, magistrale pallonetto da inizio area che lascia immobile il portiere uscente) e Andrè Gomes (che all’88’ chiude una partita che di fatto era già chiusa), i pipistrelli superano gli avversari. 4 giorni dopo, l’Elche, ancora una volta al Mestalla. La squadra valencianista soffre un po’ le linee chiuse dei biancoverdi, i quali preferiscono barricarsi in difesa data la loro minor qualità di palleggio, ma alla fine i valori vengono fuori: nonostante il gol di Mosquera al 52′, che aveva risposto al vantaggio iniziale dei Che siglato da Aogo su spizzata di testa da corner, ci pensa Moritz Leitner a regalare ai tifosi dei momenti al cardiopalma. Dopo essersi divorato un’ottima chance, il seguente tentativo non viene sbagliato. E’ l’82’, ed il tedesco sigla una rete da guardare e riguardare, la palla accarezzata dolcemente con l’interno piede che descrive una traiettoria a giro e, seppur non troppo angolata, sufficiente a battere il portiere: 2-1, ed altra vittoria in campionato.

La classifica dopo 29 giornate

La classifica dopo 29 giornate

Il calendario recita: 12 marzo Getafe, 15 marzo Manchester City, il ritorno di CL all’Etihad. Vien da sè che Nuno non può fare a meno del turnover per quanto riguarda la partita di campionato, scegliendo di schierare una formazione che fra i titolari fissi annovera solo Diego Alves. Il tecnico odia dover praticare queste scelte ma, per quanto drastiche siano, sono dettate dall’esigenza di portare a Manchester una rosa fresca e riposata, pronta al grande match. Questa è la priorità, e non senza qualche polemica o frecciatina lanciata alla Lega del calcio spagnolo. Contro il Getafe si va in trasferta, in un ambiente tanto ostile quanto stimolante, essendo il team di casa una squadra di livello un po’ più superiore rispetto alle cosiddette provinciali. Oltretutto il tifo è molto spinto, capace di condizionare le scelte del direttore di gara a fare della squadra ospitante: è infatti quello che accade al minuto 29′, quando l’arbitro espelle Dennis Aogo a seguito di un tackle che le telecamere evidenzieranno poi come pulitissimo su un avversario. Nuno dalla panchina è imbestialito, il Getafe evita addirittura di far comparire il rallenty della scivolata nei teleschermi dello stadio. Aogo è incredulo, e a malincuore si incammina negli spogliatoi. E’ questo l’episodio che decide la partita. Il Valencia tuttavia non si disunisce, anzi, rinunciando ad una punta mantiene la sua compattezza nel mezzo del campo. E’ da elogiare quanto sacrificio i ragazzi stiano compiendo, che in 10 contro 11 tengono testa al Getafe, giocandosela alla pari. Le uniche armi dei pipistrelli sono i contropiedi di Borini, che tuttavia non riesce ad essere incisivo: ma è proprio da un’azione di contropiede che, quando la partita sembrava destinata ad un pareggio tutto sommato indolore, Alvaro segna al 77′ il gol che porta in vantaggio gli avversari. E’ un incubo per i valencianisti, che si spingono in massa in direzione della porta nemica, ma che alla fine non trovano la marcatura. Finisce 1-0, con una decisione scandalosa del direttore di gara che ha notevolmente penalizzato il Valencia nella corsa in campionato. Questa è la classifica dopo 30 partite, vale a dire a meno 8 incontri dalla fine:

8 psrtite alla fine

8 partite alla fine

Ma accantoniamo il discorso Liga. Nuno e i ragazzi vogliono solo una cosa, per ora: passare l’ottavo di finale contro il Manchester City. Per farlo, necessitano di una vittoria in terra d’Albione oppure di un pareggio che non sia di 0-0 e di 1-1 (il primo, in virtù dell’uno pari dell’andata, qualificherebbe i Citizens, mentre il secondo manderebbe tutti ai supplementari). Il Valencia quindi, dopo un volo di circa 3 ore, approda nella fredda ed umida Inghilterra. Solo Borini ha giocato oltremanica, avendo fatto il settore giovanile del Chelsea e le successive esperienze a Swansea e Liverpool: è stato adottato da questo paese. Paese che anche Nuno ammira, per l’incredibile senso di ordine e tranquillità che conferisce alla persona in toto e, entrando nella parentesi calcistica, al clima di profondo fair play maturato dopo anni di hooliganismo. Il calcio è vissuto con minore stress, i giocatori quasi possono andarsi a fare una pinta con i tifosi, anche se a dire la verità qualche anno prima era molto più comune: la direzione “europea” verso cui, purtroppo, sta andando anche il campionato inglese sopprime il rapporto tra calciatori e fan. Il fatidico giorno arriva. Ore 21, Etihad Stadium, ovviamente il tutto esaurito. Una piccola frangia di tifosi spagnoli arrivata nel pomeriggio è presente nel piccolo settore a loro dedicato: per i ragazzi è fondamentale tutto il sostegno possibile. Le formazioni sono pressochè quelle dell’andata, con lo squalo ancora in panchina e pronto ad entrare (speriamo di no) per nuocere ancora alla sua ex squadra. Inizia il match, e i noisy neighboroughs di Manchester si fanno subito molto aggressivi, spiazzando un po’ il Valencia: ma dopo una prima fase di assestamento, i pipistrelli impongono il proprio ritmo. Devono essere loro a fare la partita, non può essere altrimenti, è il loro DNA. Ed è al 19′ che arriva il gol di Andrè Gomes, con un sinistro da fuori area teso e basso, che rimbalza proprio davanti a Caballero e lo supera, infilandosi in rete. Il portoghese, un misto di grinta e gioia, corre verso lo spicchio dei fan valenciansti, è 1-0, e ora è tutto più facile. Non si può buttare via un’occasione così rara. Il City reagisce, attacca, corre, ma è sempre tenuto a bada da un Valencia che si chiude e poi riparte, con la sicurezza dei grandi. La partita si svolge su ritmi elevatissimi che, negli ultimi minuti dell’incontro, proprio quelli che all’andata che sono serviti ai puffi per pareggiare, vengono ulteriormente aumentati. Questa volta sì, gli spagnoli sono in affanno, con uno stadio contro e con l’esplosività degli attaccanti inglesi. Ma, quando sembra che siano sul punto di crollare, il direttore di gara decreta la fine dell’incontro. I ragazzi si abbracciano, vanno a prendersi gli applausi sotto il settore ospiti, sono strattonati da un euforico Nuno che si lascia andare ad esultanze sfrenate, quasi sia tornato bambino: il Valencia approda ai quarti di Champions’ League, è tra le migliori otto squadre di Europa. Insieme a Chelsea, Barcellona, Juventus, Bayern Monaco, Real Madrid, Wolfsburg, Borussia Dortmund. Esono proprio i gialloneri tedeschi che dopo aver eliminato l’Atletico Madrid si troveranno di fronte un’altra spagnola, più forte, più organizzata, più affamata: è il Valencia di Fabio Nuno, e Klopp è avvisato. Ma ora non pensiamoci, è tempo di continuare i festeggiamenti.

Valencia-3-1-Atletico-Madrid

Alla prossima: Dortmund in arrivo.

16. Valencia Career Mode – Manchester City!

Manchester City. Ebbene sì, sono proprio i Citizens la squadra che il Valencia di Fabio Nuno dovrà affrontare negli ottavi di Champions’ League, con l’andata che si svolgerà al Mestalla ed il ritorno all’Etihad. L’urna di Nyon non è stata quindi particolarmente favorevole, considerando la grande quantità di campioni dei “noisy neighboroughs” di Manchester che lo sceicco ha prelevato a peso d’oro: questa non è tuttavia una scusante, dato che i pipistrelli daranno tutto sul campo, sia che vincano sia che ne escano sconfitti.

Prima del ritorno della Champions’ ci sono però altri match fondamentali nel prosieguo della stagione valencianista. Le semifinali della Coppa del Re, contro il Real Madrid, diranno se la squadra può puntare seriamente a vincere il primo trofeo della gestione Nuno, pur essendo il minore per importanza dopo CL e Liga (obiettivi questi molto più complicati da raggiungere: l’idea del triplete per ora rimane solo un sogno di un qualche tifoso visionario, ma fino al termine della stagione è impossibile azzardare pronostici). L’andata della Coppa si disputa al Bernabeu, con un Real Madrid pieno di titolari. Nuno invece ha voluto adottare il classico turnover sempre usato nella coppa nazionale, seppur con qualche giocatore della formazione titolare in campo. Forse è anche per questo che i blancos sono spiazzati al vedere i nomi in campo degli avversari, o forse è un qualcosa che scaturisce dalla sudditanza psicologica di aver già perso i due match in campionato contro i pipistrelli: alla grinta ed alla voglia di rivalsa essi sembrano cullarsi quasi in un atteggiamento di apatia, di serena accettazione che il Valencia, oggi e quest’anno, è più forte. E soprattutto, non perdona. Come suo solito, Paco Alcacer timbra il cartellino al 37′, per poi essere replicato da un indiavolato Borini cinque minuti dopo; Casemiro accorcia le distanze prima di entrare negli spogliatoi per il riposo tra i due tempi. Ci si aspetta quindi un atteggiamento aggressivo dagli ex Galacticos, che non c’è: i Che sono padroni del campo, incontrastati, e Borini firma la sua doppietta personale al 66′, involandosi da solo su filtrante di Leitner. E’ 1-3 per il Valencia, e il punteggio non cambierà più. Il Real è completamente annullato. Una settimana dopo, il ritorno. Il vantaggio di aver segnato tre reti fuori casa è innegabile, tuttavia il tecnico valencianista non si fida e ripropone una squadra di prime e seconde scelte: come nel peggiore degli scenari possibili infatti, Falcao sigla una doppietta tra il 15′ ed il 18′. Un Mestalla ammutolito non crede ai propri occhi, perchè gettare via un’occasione così grande in questo modo? Quando cioè si è praticamente sicuri di passare e sarebbe bastata una prestazione discreta, per non dire sufficiente, per guadagnare l’accesso alla finale? Queste sono le domande che si pone anche Nuno, che alla fine del primo tempo si fa sentire con i ragazzi. Esige determinazione, ma soprattutto il rispetto sia dell’avversario sia della maglia e della gente che essi rappresentano. Detto, fatto: quando non segnano Paco e Fabio, segnano Jordan e Nelson. Al 70′ infatti Ayew trova una rete magnifica con un tiro a giro che si infila nell’angolino basso alle spalle di Casillas, mentre Oliveira insacca di testa al 78′ dopo un corner di Carles Gil. E’ il tripudio, che non si ferma neanche quando le occasioni per portarsi in vantaggio si fanno sempre più numerose. La partita si conclude sul 2-2, e il Valencia stacca il biglietto per la finale di Coppa del Re. Nessun ennesimo e scontato, per i bookmakers, Real Madrid – Barcellona, ma un intrigante e spettacolare Valencia – Atletico Madrid che dimostra che la gerarchia dei poteri, in terra spagnola, sta veramente cambiando.

In finale!

In finale!

Il campionato riparte. C’è la necessità di dimenticare in fretta l’umiliante sconfitta contro il Bilbao, e per farlo, più che una prestazione convincente, servono soprattutto i tre punti contro il Real Valladolid. Il Valencia, scivolato al quarto posto (peggior posizione dall’inizio della stagione), deve ritrovare il suo ritmo ed un po’ di orgoglio. Si gioca in trasferta in un ambiente ostile ma, pur con qualche difficoltà a chiudere definitivamente la partita, la squadra di Nuno riesce a portare a casa un 1-0 firmato al 49′ dal solito, spietato, Paco Alcacer. Interessante sarebbe guardare delle statistiche che testimoniano quanti punti in meno avrebbe fatto il Valencia senza Paco, ma non è questa la sede. Questa è la classifica:

La classifica dopo 25 giornate

La classifica dopo 25 giornate

Anche l’UD Las Palmas si inchina al Mestalla al cospetto di un Valencia semplicemente superiore. Nonostante il turnover, la competitività della squadra di Nuno non cambia, anzi: i giocatori che giocano di meno rispetto ad altri sono più motivati a dimostrare il proprio valore, in un circolo virtuoso che premia il collettivo al completo poichè tutti aiutano tutti. Il tecnico è orgoglioso di allenare questo gruppo: non lo cambierebbe per nulla al mondo. La vittoria è di quelle schiaccianti, per 3-0, ancora con rete iniziale di Nelson Oliveira e ancora con un superbo Fabio Borini che piazza un’altra doppietta: con l’infortunio di Piatti, il quale tornerà ormai nella prossima stagione, il trio Nelson – Jordan – Fabio sta facendo venire i grattacapi all’allenatore, avendo collezionato prestazioni da autentici fuoriclasse. Ben vengano questi dubbi. Settimana seguente, si affronta il Celta Vigo in trasferta, e le reti segnate non cambiano: tre (Feghouli e ancora doppietta di Borini, senza parole), con un gol subito all’83’ che stona un po’ nell’eccellente prestazione dei ragazzi. Un 3-1 che riporta i pipistrelli al terzo posto in classifica, scavalcando il Siviglia. Certo, sempre a meno 4 dal Barça, ma fino alla trentottesima giornata tutto può accadere.

La classifica dopo 27 giornate

La classifica dopo 27 giornate

Nel dettaglio

Nel dettaglio

Siamo ormai al 28 di febbraio, e fine febbraio vuol dire Champions’ League. Quella vera, quella in cui a partire da ora si fa sul serio, quella che può rendere memorabili stagioni vissute fino ad allora in maniera anonima oppure decretare il tracollo anticipato ed un abbandono precoce ad obiettivi fino a quel momento raggiungibili. Al Mestalla arriva il Manchester City di Pellegrini, Yaya Toure, degli ex David Silva ed Alvaro Negredo. La gente sente molto questo impegno, è come se si fosse arrivati al next level, roba che qui a Valencia non si respirava da anni: c’è un ambiente quasi ovattato, teso. E’ come se ogni tifoso avesse riposto tutta la propria speranza in ciascun giocatore, come se stesse vivendo egli stesso una partita come una questione quasi di vita o di morte. E’ il lato quasi viscerale, oltre che sentimentale, del mondo del pallone: l’immedesimazione e la speranza in un obiettivo, in un sogno. Valencia – Manchester City non può essere ricondotta ad una classica partita tra due potenze europee, avendo avuto diverse situazioni nella loro storia che hanno portato la prima a lottare, tutto sommato costantemente o quasi, per la supremazia in Spagna, mentre la seconda fino a poco meno di una decade faceva il cosiddetto yo-yoing tra Championship e Premier League, tutto questo prima dei soldi dello sceicco. Eppure, nella stagione 2015/2016, i favoriti sono i Citizens, mentre i pipistrelli sono considerati come la sorpresa del torneo. Lo schieramento del Valencia è quello solito, con Diego Alves tra i pali, centrali Otamendi e Mustafi, terzini Gayà e Barragàn, al centro Andrè Gomes e Sertic con Parejo e Feghouli più avanti, mentre l’attacco è guidato da Paco Alcacer e Ayew. Il Man City risponde con Willy Caballero in porta, Mangala e Kompany difensori centrali con ai lati i terzini Zabaleta e Kolarov, a centrocampo Khedira e Yaya, mentre Jesus Navas, Silva e Nasri sono a supporto dell’unica punta Cavani. In panchina, lo squalo Negredo, che a Valencia Nuno è convinto abbia lasciato il cuore. Il direttore di gara decreta l’inizio dell’incontro ed il pubblico, fino ad allora assolto nella trepidante attesa, può manifestare tutto il suo entusiasmo e la sua passione verso la squadra del cuore. Il grido “Valencia, Valencia” fa quasi tremare lo stadio, le poche migliaia di supporter inglesi non si sentono praticamente, sovrastati dal coro valencianista. La squadra risponde bene, sente il calore e l’abbraccio della città intera, e a ciò consegue una maggior tranquillità nell’impostazione della manovra. Nessuna giocata affrettata, anzi, meglio ripartire da dietro se la situazione lo richiede. La chiave della partita è sicuramente a centrocampo, dove alla fisicità dei mediani del City si contrappone la tecnica cristallina di quelli del Valencia. E’ proprio da un passaggio illuminante di Gomes che, al 37′, succede qualcosa che potrebbe essere paragonabile ad un terremoto non previsto da nessun sismografo: palla sui piedi di Ayew a ridosso dell’area, finta di tiro facendo sedere Mangala, rasoterra millimetrico che si deposita in rete. La bolgia valencianista ha così modo di scatenarsi in quello che sembra essere un catino bollente in cui ribolle tutto l’amore che la gente ha per questo club, per questa squadra. Ayew va sotto la curva, a raccogliere tutto ciò. Finisce il primo tempo, con gli ospiti rintronati dai decibel del Mestalla e dalla proprietà di palleggio dei ragazzi di Nuno. L’allenatore negli spogliatoi non elargisce nessun consiglio particolare, ma si raccomanda di continuare così: l’occasione è troppo importante per essere sprecata. Si torna in campo, sulla falsariga del primo tempo. Controllo valencianista, che rischia più volte di raddoppiare, e nessuna particolare difficoltà difensiva dei pipistrelli con un Diego Alves autorevole con avversari e compagni. Entra pure Negredo al 70′ dando il cambio ad un impalpapabile Cavani: temeva i fischi, in realtà sono solo applausi. Ricambia, il gigante spagnolo: non ha dimenticato l’affetto ricevuto dalla famiglia del Valencia. La partita si sta protraendo alle fasi finali, ed è sempre più difficile mantenere la calma, a così poco da un risultato che, in vista del ritorno in Inghilterra, farebbe più che comodo. E’ il 90′, e il City percepisce l’affanno del Valencia a chiudere la gara ai livelli di intesità compiuti durante tutta la partita. Basta solo resistere, per un paio di minuti, nulla più. Il pubblico è sospeso nel limbo, c’è confusione, chi incita e chi è fisso e paralizzato a sperare che nulla cambi. Ma qualcosa cambia. Qualcosa per cui, l’anno scorso, probabilmente il popolo valencianista avrebbe gioito. Perchè questo giocatore ha vestito la maglia 7 e faceva reparto in attacco con Paco Alcacer, perchè questo giocatore si chiama Alvaro Negredo, detto lo squalo, e perchè ha appena segnato un gol fantastico sul sette, da appena dentro l’area. Non esulta lo spagnolo, rispettoso nei confronti di tutto ciò che lo circonda, ma sa di aver rovinato un sogno cullato da molti in quel momento. Ed è proprio con questo gol, quello dell’1-1, che si chiude l’andata degli ottavi di CL. Non un risultato malvagio, anzi, ma viste le premesse ormai anche Nuno si aspettava di fare il colpaccio, di essere un po’ più tranquillo in vista del ritorno. Invece non è successo, ma questo è il calcio. Il Valencia andrà a Manchester e, che sia con un pareggio con più di un gol o con una vittoria, passerà il turno. Questo Nuno lo giura a se stesso, ma è come se lo giurasse a tutta la gente.